by Simone Gambino @tpi.it 27 Sett (Photo Credit: ANSA)

Mondiali di ciclismo: all’Italia è mancata soltanto la ciliegina sulla torta

Credits: @Giorgio Ialenti

Con la conferma di Julian Alaphilippe in maglia iridata nella prova in linea élite, si sono conclusi ieri a Lovanio i mondiali di ciclismo. La Nazionale italiana ha corso al meglio delle sue possibilità, soprattutto considerando l’oggettiva consistenza della nostra squadra. Il 10° posto del Campione d’Italia e d’Europa Sonny Colbrelli, migliore dei nostri, non riflette la bontà della prova azzurra. Detto ciò, l’esito non esaltante della gara principale non può cambiare il giudizio su una settimana trionfale che ci ha visto primeggiare nel medagliere. Gli ori, in ordine cronologico, di Filippo Ganna, anche lui come Alaphilippe al bis dopo dodici mesi, Filippo Baroncini ed Elisa Balsamo hanno restituito all’Italia del pedale quella dignità da troppo tempo perduta.

Credits: @Giorgio Ialenti

La corsa di ieri ha prodotto un risultato per molti versi sorprendente. Il bis di Alaphilippe ricorda in molti aspetti quello di Gianni Bugno nel 1992 quando s’impose a Benidorm tra la sorpresa di molti. Eppure, il successo del campione di Saint Armand Montrond è stato netto, ancor più di quello d’Imola un anno fa. Il transalpino, che nell’ultimo mese si era nascosto, probabilmente anche nascondendo il suo stato di forma, ieri ha vinto e convinto. Proprio il contrario della squadra belga, che, dopo aver comandato la corsa per più di 250 chilometri, ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte alla raffica di rasoiate del transalpino, con il grande favorito della vigilia, Wout Van Aert, che, non per la prima volta, ha mostrato forti limiti caratteriali quando deve portare sulle spalle il peso del pronostico. Non si può non menzionare la prova grigia dei dioscuri sloveni anche se credo che potremmo trovare Tadej Pogacar nuovamente competitivo al Giro di Lombardia sabato 9 ottobre. La stagione, infatti, riserva ancora due grandi appuntamenti. Domenica prossima va in scena, a 30 mesi di distanza dall’ultima edizione, la Parigi – Roubaix, per la prima volta in versione autunnale cui seguirà, per l’appunto, dopo sei giorni la classica delle foglie morte.

Doverosamente chiudo con un pensiero per Davide Cassani che, a meno di clamorose sorprese, ieri ha chiuso la sua settennale esperienza da Commissario Tecnico. E’ molto difficile capire i motivi che hanno portato il nuovo presidente federale, Cordiano Dagnoni, alla decisione di non confermare il Duca di Solarolo. Cassani è oggi il più grande patrimonio del ciclismo italiano, un ambasciatore perfetto che miscela un’indiscutibile competenza con il sempre più raro attributo d’un garbo d’altri tempi. Allontanarlo dalla guida tecnica della Nazionale potrebbe trasformarsi in una operazione autolesionistica senza precedenti.

Campionati del Mondo di ciclismo: tavola apparecchiata per Van Aert? L’Italia spera nel “non c’è 2 senza 3”

A esattamente un secolo dall’esordio, avvenuto a Copenhagen nel 1921, si correrà domani, in Belgio, lungo i 267 chilometri da Anversa a Lovanio, parte in linea e parte in doppio circuito alternato, la 94esima edizione dei Campionati del Mondo di ciclismo su strada. Ad onor del vero, gli addetti ai lavori considerano quello del 1927 ad Adenau, sul circuito automobilistico del Nurburing, il primo mondiale. Questo perché le prime sei edizioni furono riservate ai dilettanti con i professionisti ammessi solo nel 1927, occasione in cui fu introdotta la maglia iridata in coincidenza con il podio tutto azzurro composto da Alfredo Binda, Costante Girardengo e Domenico Piemontesi.

Il percorso parrebbe durissimo. Non tanto per un’asperità particolare ma per la continuità di saliscendi che non concederanno tregua ai corridori. Eccettuati i primi 50 chilometri, dalla partenza fino a Rotseelar, sostanzialmente pianeggianti, non c’è un metro privo di pendenza. La corsa si alternerà su due circuiti, entrambi infarciti di muri, su cui chi vorrà attaccare troverà pane per i suoi denti. L’anello intorno a Lovanio, lungo 16 chilometri, verrà affrontato per primo. Esso comprenderà quattro muri: Wijnpers (360 metri al 7,98%, pendenza massima del 9%), Sint-Antoniusberg (230 metri al 5,47%, pendenza massima dell’11%), Keizersberg (290 metri al 6,6%, pendenza massima del 9%) e Decouxlaan. Superato per la seconda volta il Wijnpers la corsa si trasferirà sul secondo circuito, denominato “delle Fiandre”, decisamente più impegnativo con i suoi cinque strappi, tutti con punte in doppia cifra: Smeysberg (700 metri all’8,84%, pendenza massima del 16%), Moskesstraat (550 metri al 7,98%, pendenza massima del 18%), S-bocht Overijse Taymansstraat (738 metri al 5,53%, pendenza massima del 18,3%), Bekestraat (439 metri al 7,65%, pendenza massima del 15%) e Veeweidestraat (484 metri al 5,16%, pendenza massima del 12%). Il secondo passaggio sullo Smeysberg farà da preludio al ritorno sul primo anello. A questo punto, la corsa sarà a metà del suo svolgimento. Le seguenti quattro tornate sul circuito più agevole potrebbero costituire una fase interlocutoria prima del rientro su quello più duro a poco più di 80 chilometri dal traguardo. E’ presumibile che la corsa si accenderà allora tra coloro che saranno sopravvissuti alla naturale selezione imposta dal percorso, molto probabilmente agevolata anche dal preannunciato maltempo. A 35 chilometri dall’arrivo, ci sarà il definitivo rientro sul primo anello che verrà affrontato interamente per due volte e parzialmente una terza fino all’arrivo posto in leggera salita.

E possibile che possa arrivare un uomo solo anche se è più probabile che sia un gruppo ristretto di non più di una mezza dozzina di corridori a giocarsi il titolo in volata. Wout Van Aert, non per la prima volta, parte come grande favorito. Se la squadra belga correrà come si deve, proteggendolo in modo da fargli risparmiare energie nella prima parte di corsa, è difficile che la vittoria gli sfugga. L’unica formazione in grado di contrastare, sulla carta, i padroni di casa è la Slovenia. Primoz Roglic non ha corso la prova a cronometro ma a tre settimane dalla fine di una Vuelta, dominata dal primo all’ultimo colpo di pedale, potrebbe essere in forma decrescente. Al contrario, è in condizione crescente Tadej Pogacar, anche se non pare aver ancor raggiunto lo stato di grazia che gli ha consentito quest’anno di centrare traguardi prestigiosi come la Liegi – Bastogne – Liegi ed il Tour de France. Altra squadra da tenere d’occhio è la Danimarca. Kasper Asgren, vincitore del Giro delle Fiandre sei mesi fa, sarà alla guida d’un drappello famelico comprendente Magnus Cort Nielsen, vincitore di tre tappe alla Vuelta, Mads Pedersen, l’inatteso vincitore di due anni fa ad Harrogate, e Michael Valgren, in forma superlativa nelle recenti corse toscane. Una menzione, infine, per pedigree più che per reali possibilità, va al campione uscente Julian Alaphilippe ed all’olandese Mathieu van der Poel, entrambi non al top della forma.

Dulcis in fundo, ma neanche tanto, veniamo all’Italia. Pensare che possa ripetersi quanto avvenuto al recente Campionato Europeo di Trento è utopico. Diversamente da due settimane fa, la corsa di domani richiederà qualità di fondo eccelse, non proprio la caratteristica degli uomini selezionati da Davide Cassani, probabilmente al suo passo d’addio sull’ammiraglia azzurra. Sonny Colbrelli sogna di sovrapporre la maglia iridata alle due, italiana ed europea, già conquistate quest’anno mentre Matteo Trentin vorrebbe vendicare la beffa di Harrogate, quando, diversamente da Beppe Saronni a Goodwood, al momento di dare la fucilata, gli rimase il colpo in canna. Gianni Moscon, infine, spera di dare sostanza ad anni d’attesa di un domani che non è mai divenuto oggi. Gli altri componenti della squadra dovranno entrare nelle fughe confidando che ciò porti a qualcosa di buono. La cabala dice che gli ultimi due mondiali in terra fiamminga, tanto tempo fa, hanno sorriso agli azzurri con le vittorie di Maurizio Fondriest nel 1988 a Ronse e di Mario Cipollini nel 2002 a Zolder. Servirà un nuovo miracolo italiano perché questi ricordi si trasformino in qualcosa di concreto.

Filippo II, re del Belgio: Ganna beffa i padroni di casa e si conferma campione del mondo a cronometro

by Simone Gambino @tpi.it 19 Sett

Filippo Ganna si è confermato campione del mondo di ciclismo a cronometro nella categoria elite. Sui 43,3 chilometri che portavano da Knokke-Heist, sul Mare del Nord, al centro di Bruges, il granatiere verbanese ha confermato che sui percorsi tradizionali, e su una distanza congrua, è praticamente imbattibile. Alle sue spalle, esattamente come ad Imola un anno fa ma staccato, questa volta, di soli cinque secondi, il padrone di casa Wout Van Aert, mentre l’altro fiammingo, il 21enne Remco Evenpoel, per soli due secondi è riuscito a conservare la terza piazza dal ritorno del danese Kasper Asgren, vincitore quest’anno del Giro delle Fiandre. Al quinto posto è arrivato lo svizzero Stefan Kueng che 10 giorni fa a Trento aveva beffato Ganna nella decisamente più breve prova valida per il campionato europeo.

La cronometro odierna non si disputava in circuito, come avvenuto ai Giochi Olimpici e nelle ultime edizioni dei mondiali, bensì su un percorso lineare che permetteva la partenza consecutiva dei corridori, a distanza ravvicinata l’uno dall’altro. Un aspetto che ha limitato le eventuali disparità nelle condizioni incontrate dai ciclisti in gara. Evenepoel, partito tra i primi, postava un eccezionale 48’31” con cui scavava un abisso in classifica sugli avversari che giungevano al traguardo. Solo i grandi favoriti, gli ultimi quattro a prendere il via (Asgren, Kung, Van Aert e Ganna), riuscivano a fare meglio dell’enfant prodige del ciclismo mondiale al primo intertempo, dopo 12 chilometri di corsa, dove Van Aert transitava primo con sette secondi di margine su Ganna.

La bontà della prestazione di Remco veniva ulteriormente confermata dai passaggi al secondo rilevamento in cui sopravanzava sia Asgren che Kung, salendo al terzo posto. Van Aert, per parte sua, riusciva a confermare il primato vedendo, però, il suo vantaggio su Ganna praticamente azzerarsi: solo 84 centesimi, infatti, dividevano i due a 10 chilometri dall’arrivo. L’inerzia a favore del corridore italiano, tuttavia, era facilmente notabile anche ad occhio nudo. Mentre l’azione di Van Aert tendeva a disunirsi con sempre maggiori oscillazioni delle spalle, il 25enne verbanese, novello Jacques Anquetil, restava posizionato impeccabilmente sulla bicicletta.

Sul suggestivo traguardo nel cuore della città dei canali, Filippo Ganna si confermava campione del mondo a cronometro. Mai quanto oggi, l’olimpionico dell’inseguimento a squadre ha chiarito quanto sia fondamentale, in una prova di poco meno di un’ora, il dosaggio delle forze rispetto alla lunghezza del percorso. La speranza ora è quella che l’Italia possa completare domenica prossima a Lovanio il colpo doppio, vincendo anche il titolo in linea elite che ci sfugge dal trionfo di Ballan a Varese 13 anni fa.