by Simone Gambino @tpi.it 19 July (Photo Credit: @ Ansa)

Ventunesima Tappa e Tour de France 2021: cronaca di un trionfo annunciato

Con la vittoria allo sprint sugli Champs Elysees del campione del Belgio Wout Van Aert (Jumbo Visma) si è conclusa l’edizione numero 108 del Tour de France. Un successo, questo del fuoriclasse fiammingo, che fa seguito a quello ottenuto a cronometro 24 ore prima e che lo proietta come grande favorito della prova olimpica in linea sabato prossimo sul circuito del Monte Fuji.

Il trionfo in classifica generale dello sloveno Tadej Pogacar (UAE Emirates) è stato netto ed indiscutibile, già consolidato al termine dell’ottava frazione, la prima sulle Alpi. Alle spalle del campione di Komenda con un distacco di 5’20” si è piazzato il sorprendente danese Jonas Vinegaard (Jumbo Visma).

Vinegaard, vincitore ad inizio primavera della Settimana Coppi & Bartali, ha sfruttato al meglio l’occasione offertagli dal destino. Partito per aiutare il suo capitano designato, Primoz Roglic, dopo il ritiro di quest’ultimo a causa di una caduta nella sesta tappa, ha onorato i freschi gradi di leader, togliendosi anche la soddisfazione d’essere l’unico a mettere, seppur brevemente, in difficoltà Pogacar sul Mont Ventoux.

Mi verrebbe spontaneo paragonare il terzo posto conquistato, a 7’03” dal vincitore, dall’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) all’ottenimento del minimo sindacale da parte della sua squadra che strada facendo si è rivelata non essere la corazzata vista negli anni scorsi alla Grande Boucle ed anche quest’anno al Giro d’Italia.

Ricordato che l’onore dei padroni di casa è stato salvato dalla vittoria solitaria del campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step) nella prima tappa, veniamo al Tour in chiave azzurra.

Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) si è allenato per le Olimpiadi. Davide Formolo (UAE – Team Emirates) ha contribuito alla vittoria finale di Pogacar. Daniel Oss (Bora Hansgrohe) e Jacopo Guarnieri (Groupama – FDJ) sono naufragati con i loro capitani, Peter Sagan ed Arnaud Demare. Kristian Sbaragli (Alpecin Fenix), Lorenzo Rota (Intermarchè Wanty Gobert) e Davide Ballerini (Deceuninck Quick Step) hanno lavorato indefessamente per le loro squadre. Eppure, qualcosa di positivo, pur in assenza di vittorie di tappa, c’è stato.

Il campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious) ha onorato la maglia tricolore cercando a ripetizione il successo di giornata che gli è sfuggito, anche per sfortuna. Mattia Cattaneo (Deceuninck Quick Step) ha chiuso con un dignitoso 12° posto in graduatoria. Trattandosi di un atleta di più di 30 anni, si può solo sperare che questo risultato trovi immediata conferma nell’immediato futuro, magari con i gradi di capitano del Wolfpack al prossimo Giro d’Italia.

Il Tour de France sarà finito, ma la stagione ciclistica prosegue intensa più che mai con le due prove olimpiche. Sabato 24 luglio, con partenza alle 4.00 di mattina, va in scena la gara in linea. Chi vorrà seguirla dovrà alzarsi presto. Non sarà un circuito ma una gara su percorso lineare, lunga 234 chilometri con ben 4.865 metri di dislivello. Pogacar o Van Aert, sembra dire il pronostico ma la esperienza insegna che ogni corsa fa storia a se.

Ventesima tappa: vince Van Aert, non cambia la classifica

@tpi.it 19 July (Photo Credit: @ Ansa)

Il belga Wout Van Aert (Jumbo Visma) ha vinto la 20ma tappa del 108° Tour de France, la cronometro individuale di 30,8 km da Libourne a Saint-Emilion. Il fuoriclasse fiammingo ha battuto di 21” il danese Kasper Asgreen (Deceuninck Quick Step) che ha preceduto il connazionale Jonas Vinegaard (Jumbo Visma), terzo a 32”. La maglia gialla Tadej Pogacar (UAE Emirates) ha affrontato la prova odierna con la cautela del caso, terminando ottavo a 57” dal vincitore.

La classifica generale è rimasta immutata nelle posizioni di vertice. Il campione di Komenda domani vincerà la sua seconda Grande Boucle con un vantaggio di 5’20” su Vinegaard. Sull’ultimo gradino dal podio salirà l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), staccato di 7’03” dal golden boy sloveno. L‘australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen) ha conservato con merito una sorprendente quarta posizione a 10’02” dalla maglia gialla, conservando 11 dei 32 secondi che aveva in partenza dall’assalto dell’olandese Wilco Kelderman (Bora Hansgrohe).

Domani tradizionale chiusura al tramonto sugli Champs – Elysees che potrebbe consegnare a Marc Cavendish la 35ma vittoria di giornata che lo renderebbe il più vincente di sempre nella storia del Tour de France.

Diciannovesima tappa: Mohoric smentisce Paganini

@tpi.it 16 July (Photo Credit: © EPA/CHRISTOPHE PETIT-TESSON)

Bissando il successo ottenuto nella 7ma frazione sul traguardo di Le Creusot, Matej Mohoric (Bahrain Victorious) ha vinto la 19ma tappa del 108° Tour de France lungo i 207 sonnacchiosi chilometri da Mourenx a Libourne, nelle terre di Cyrano de Bergerac. Il campione di Slovenia ha preceduto di 53” sulla linea d’arrivo il transalpino Christophe Laporte (Cofidis) con il danese Casper Pedersen (DSM) terzo.

Questo trio ha anticipato il resto degli attaccanti di giornata in una fuga forte di 20 unità che comprendeva anche: Mike Teunissen (Jumbo-Visma), Julien Bernard, Jasper Stuvyen ed Edward Theuns (Trek-Segafredo), Davide Ballerini (DQS), Nils Politt (Bora-Hansgrohe), Silvan Dillier (Alpecin-Fenix), Michael Valgrene e Jonas Rutsch (EF Education-Nippo), Elie Gesbert (Arkea-Samsic), Brent Van Moer (Lotto-Soudal), Ion Izagirre (Astana), Simon Clarke e Max Walscheid (Qhubeka-NextHash), Anthony Turgis (TotalEnergies), Franck Bonnamour (B&B-KTM) e Georg Zimmermann (Intermarché-Wanty Gobert).

Simbolica la partecipazione odierna degli altri corridori, giunti al traguardo con un ritardo che ha sfiorato i 21 minuti. Ovviamente, resta immutata la classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Emirates) saldamente in maglia gialla con un vantaggio di 5’45” sul danese Jonas Vinegaard (Jumbo Visma) e di 5’51” sull’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers). Domani questi due atleti, divisi da solo sei secondi, si giocheranno le rispettive posizioni sul podio di Parigi nella ventesima e penultima frazione della Grande Boucle: la cronometro individuale di 30,8 km da Libourne a Saint-Emilion. Stesso discorso per l’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen), attualmente quarto con un distacco di 8’18”, che dovrà difendere un margine di 32” dall’attacco dell’olandese Wilco Kelderman (Bora Hansgrohe).

Diciottesima tappa: monotonamente Tadej

@tpi.it 15 July (Photo Credit: © A.S.O./Charly Lopez)

Replicando quanto avvenuto 24 ore prima sul Col du Portet, la maglia gialla Tadej Pogacar (UAE Emirates) ha vinto la 18ma tappa del 108° Tour de France. L’ultima frazione di montagna di questa edizione della Grande Boucle portava la carovana gialla da Pau, storico punto di transito della corsa, a Luz Ardiden attraverso solo 130 chilometri, di cui gli ultimi 50 comprendenti le ascese del Tourmalet, la salita simbolo dei Pirenei, e quella conclusiva fino al traguardo. Su quest’ultimo palcoscenico, il 22enne di Komenda ha dato vita all’ennesima prova della sua schiacciante superiorità sugli avversari.

Jonas Vinegaard (Jumbo Visma) e Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) sono giunti a 2” nel medesimo ordine che occupano in graduatoria. Ora il danese dista dal golden boy sloveno 5’45” con sei secondi di vantaggio sull’ecuadoriano. Sarà la crono finale di sabato a definire la posizione dei due sul podio. Stesso discorso vale per la quarta e quinta moneta. Rigoberto Uran (EF Education-Nippo) oggi ha perso più di nove minuti precipitando in decima posizione. Di ciò ha beneficiato, l‘australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen), salito al quarto posto con un distacco di 8’18”. Dopodomani dovrà difendere un margine di 32” dall’attacco dell’olandese Wilco Kelderman (Bora Hansgrohe).

La corsa odierna ha sonnecchiato per la prima metà, priva di difficoltà. Nell’ascesa al Tourmalet si formava un gruppo composto da nove corridori: Julian Alaphilippe (Deceunick Quick-Step), Matej Mohoric (Bahrain Victorious), David Gaudu e Valentin Madouas (Groupama FDJ), Pierre Latour (Total Direct Energie), Omar Fraile e Ion Izagirre (Astana), Kenny Elissonde (Trek-Segafredo) e Ruben Guerreiro (EF Education First). Successivamente, partivano in avanscoperta Latour e Gaudu che passavano in quest’ordine al GPM. Gaudu, poi, con una discesa magistrale staccava il compagno d’avventura tentando il colpo solitario. Sfortunatamente per il bretone, gli uomini di classifica non erano oggi in vena di regali. Il suo tentativo si andava ad esaurire all’inizio della salita finale. Potrà consolarsi indossando domani il numero rosso di atleta più combattivo.

UAE ed Ineos si spartivano il lavoro nell’arrampicata conclusiva fino al momento in cui ai meno tre dal traguardo la maglia gialla rompeva gli indugi. Restavano con lui, oltre a Vinegaard e Carapaz, anche Sepp Kuss (Jumbo Visma) ed un redivivo Enric Mas (Team Movistar). L’americano, vincitore della tappa di Andorra, tirava per un chilometro prima di staccarsi. Scattava a questo punto Mas con il solo risultato di mettere in moto Pogacar che lo sorpassava a velocità tripla per involarsi verso il traguardo dove lo aspettava, oltre alla vittoria di giornata, anche la maglia a pois di miglior scalatore di questo Tour.

Domani andrà in scena la 19ma tappa. Da Mourenx a Libourne, lungo 207 chilometri, dovrebbe esserci spazio per i velocisti superstiti prima della passerella sui Campi Elisi. Sarà il primo di due match point per Mark Cavendish (Deceunick Quick-Step) alla ricerca di quel 35° successo che lo renderebbe il ciclista più vincente della storia della Grande Boucle.

Diciassettesima tappa: les jeux sont faits

@tpi.it 14 July (Photo Credit: tpi.it)

La maglia gialla Tadej Pogacar (UAE Emirates) ha vinto la diciassettesima tappa del 108° Tour de France, la prima delle due cavalcate pirenaiche che ha portato la carovana gialla da Muret ai 2.215 metri d’altitudine del Col du Portet, lungo 178 km, di cui ben 37 degli ultimi 60 in salita. Al termine di una frazione il cui ordine d’arrivo ricalca quello della nuova classifica generale, il 22enne di Komenda ha preceduto allo sprint di 3” il danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma) con l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), che ha conquistato la terza moneta, a 4” dal vincitore. In graduatoria, ora, il golden boy sloveno precede di 5’39 il pronipote di Amleto con El Diablito, terzo, a 5′ 43. Scivola al quarto posto a 7′ 17” Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), secondo alla partenza questa mattina, che ha perso due minuti oggi. Resta in quinta posizione l’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen) ora staccato di 7’34”.

Questa la sentenza, dal sapore quasi definitivo, di una frazione che ha visto gli uomini di classifica tenere chiusa la corsa, lasciando poco spazio ai sei attaccanti di giornata: Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Danny van Poppel (Intermarché-Wanty Gobert), Dorian Godon (AG2R-Citroën), Anthony Pérez (Cofidis), Anthony Turgis (TotalEnergies) e Maxime Chevalier (B&B). Turgis passava per primo sul Peyresourde, primo GPM di giornata, venendo poi raggiunto da Peres e Godon: tre francesi al comando il 14 luglio, festa nazionale che celebrava il 232° anniversario della presa della Bastiglia. Sulla successiva salita, il Col de Val Louron-Azet, Peres rompeva gli indugi partendo in solitaria. Al suo inseguimento partiva Godon mentre Turgis cedeva. Intanto, Pogacar schierava la squadra davanti, assicurandosi che il vantaggio dei fuggitivi non crescesse a dismisura.

Godon riprendeva Peres in discesa. I due affrontavano insieme l’ascesa finale con quattro minuti di margine. L’azione dell’UAE, tuttavia, non lasciava scampo agli attaccanti. L’ultimo ad arrendersi era Peres, agguantato ai meno nove dal traguardo. Majka, la cui azione aveva ridotto il gruppo ad una dozzina di corridori, a questo punto si scansava, lasciando il proscenio a Pogacar. Al primo scatto della maglia gialla resistevano in tre: Uran, Vinegard e Carapaz. Al secondo, tuttavia, il colombiano cedeva, abbandonando probabilmente le speranze di podio a Parigi. Vinegard collaborava con lo sloveno mentre il vincitore del Giro d’Italia 2019 restava attaccato con le unghie e con i denti ai suoi due giovani antagonisti. Pogacar, in versione cannibale, si prendeva anche la tappa regolando senza difficoltà i suoi compagni di fuga in volata.

Domani si disputerà la 18ma tappa, ultima di montagna di questa edizione della Grande Boucle. Da Pau a Luz Ardiden attraverso 130, brevi ma intensi, chilometri. I corridori, dopo una prima metà di frazione priva di difficoltà, affronteranno prima il principe dei Pirenei, il Tourmalet, salendo a 2.115 metri d’altura, per poi inerpicarsi fino a Luz Ardiden dov’è posta la linea d’arrivo Due salite che, in altre circostanza, avrebbero potuto fare vittime illustri. Difficile che ciò avvenga domani, posto che la giornata di oggi potrebbe avere chiuso definitivamente i giochi.

Sedicesima tappa: per fortuna c’è Konrad

@tpi.it 13 July (Photo Credit: Â© Bettiniphoto)

Il Campione d’Austria Patrick Konrad (Bora Hansgrohe) ha vinto la sedicesima tappa del 108° Tour de France da  Pas de la Case a Saint-Gaudens lungo 169 chilometri pirenaici affrontati dal gruppo, ad andatura turistica. Alle piazze d’onore a 42” si sono piazzati i due corridori che, sulla carta, avrebbero dovuto giocarsi la vittoria: il Campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain – Victorious) e l’australiano Michael Matthews (Team BikeExchange). Invariata la classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Emirates) che resta saldamente in maglia gialla davanti al colombiano Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), distanziato di 5’18”, seguito nel breve spazio di 58 secondi da quattro corridori: il danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma), l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), l’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen) e l’olandese Wilco Kelderman (Bora Hansgrohe). Per la cronaca, gli uomini di classifica sono arrivati tutti insieme al traguardo con un ritardo di 13’53” dal vincitore, avendo inscenato un attacco collettivo alquanto sterile sull’ultimo GPM a otto chilometri dall’arrivo.

La cronaca della tappa si riassume nella fuga partita a 90 km dalla conclusione con 14 corridori: Christopher Juul-Jensen e Michael Matthews (Team BikeExchange), Fabien Doubey (Team TotalEnergies), Lorenzo Rota e Jan Bakelants (Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux), Toms Skujiņš (Trek – Segafredo), Patrick Konrad (Bora Hansgrohe), David Gaudu (Groupama – FDJ) Pierre-Luc Périchon (Cofidis), Benoît Cosnefroy (AG2R Citroën Team), Sonny Colbrelli e Fred Wright (Bahrain – Victorious), Alex Aranburu (Astana – Premier Tech), e Franck Bonnamour (B&B Hotels). Tra questi si avvantaggiavano Konrad, Doubey e Jan Bakelants che prendevano mezzo minuto agli altri attaccanti, affrontando con questo margine la salita conclusiva di giornata, quel Col de Portet d’Aspet tristemente noto a noi italiani per la tragica morte di Fabio Casartelli nel Tour del 1995.

Non appena la strada cominciava a salire, Konrad rompeva gli indugi e s’involava solitario, nonostante mancassero ancora 40 km all’arrivo. Dietro si temporeggiava con Gaudu che partiva all’inseguimento solo all’ultimo chilometro dell’ascesa, portandosi dietro Colbrelli. I due transitavano al GPM con 25” di ritardo dal battistrada seguiti da un altro gruppetto, trascinato da Matthews, che passava con 45” di distacco. In discesa Konrad dilatava il suo vantaggio mentre dietro gli inseguitori si ricompattavano ma con un ritardo superiore al minuto sull’austriaco. L’uomo della Bora poteva così celebrare in tranquilla solitudine il suo primo successo alla Grande Boucle.

Non appena la strada cominciava a salire, Konrad rompeva gli indugi e s’involava solitario, nonostante mancassero ancora 40 km all’arrivo. Dietro si temporeggiava con Gaudu che partiva all’inseguimento solo all’ultimo chilometro dell’ascesa, portandosi dietro Colbrelli. I due transitavano al GPM con 25” di ritardo dal battistrada seguiti da un altro gruppetto, trascinato da Matthews, che passava con 45” di distacco. In discesa Konrad dilatava il suo vantaggio mentre dietro gli inseguitori si ricompattavano ma con un ritardo superiore al minuto sull’austriaco. L’uomo della Bora poteva così celebrare in tranquilla solitudine il suo primo successo alla Grande Boucle.

Quindicesima tappa: un americano nel principato

@tpi.it 11 July

Lo statunitense Sepp Kuss (Jumbo-Visma) ha vinto la quindicesima tappa del 108° Tour de France, lungo i 191 chilometri che hanno portato la carovana gialla da Ceret ad Andorra – La Vella, capitale dell’omonimo principato. Lo scudiero di Primoz Roglic ha preceduto di 23″ l’eterno Alejandro Valverde (Movistar) con l’olandese Wout Poels (Bahrain Victorious), nuovo detentore della maglia a pois della classifica degli scalatori, terzo a 1’15”. Tadej Pogacar (UAE Emirates) resta saldamente in maglia gialla, avendo ampliato il suo vantaggio in classifica sul secondo piazzato per via della crisi del francese Guillaume Martin (Cofidis), precipitato al nono posto in classifica a 7’58”. La piazza d’onore è così tornata in mano al colombiano Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), distanziato di 5’18”, seguito, nel breve spazio di 58 secondi da quattro corridori: il danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma), l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), l’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen) e l’olandese Wilco Kelderman (Bora Hansgrohe).

Questo il risultato della prima frazione pirenaica, invero abbastanza deludente. Si è assistito ad una mega fuga di giornata forte di ben 32 corridori, tutti lontani in graduatoria. Alcuni, come Poels, Nairo Quintana (Arkea Samsic), Michael Woods (Israel Start-Up Nation) e Wout Van Aert ((Jumbo-Visma), erano soprattutto interessati ai punti in palio sui vari GPM. Altri, come Valverde, Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) ed il campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck – Quick Step) puntavano al successo di giornata. Ha messo tutti d’accordo Kuss che, scattando, all’inizio dell’ultima salita, il Col de Beixalis, ha fatto il vuoto alle sue spalle con solo il 41enne murciano che ha tentato, invano, di contrastarlo.

Domani ci sarà la seconda giornata di riposo ad Andorra che anticiperà il trittico pirenaico. La tappa di martedì, ad onor del vero, da La Pas de la Case a Saint-Gaudens di 169 chilometri è la meno impegnativa con i suoi quattro GPM abbastanza distanti dall’arrivo. Si preannuncia un’altra fuga gigante.

Quattordicesima tappa: vince Mollema, Martin risale al secondo posto in classifica

@tpi.it 10 July (Photo Credit: Â©EPA/GUILLAUME HORCAJUELO)

Bauke Mollema (Trek Segafredo) ha vinto la quattordicesima tappa del 108° Tour de France, da Carcassonne a Quillan su una distanza di 184 chilometri. L’olandese, trionfatore al Giro di Lombardia 2019, ha preceduto sul traguardo di 1’04” il campione d’Austria Patrick Konrad (Bora Hansgrohe) che ha relegato al terzo posto il colombiano Sergio Higuita (EF Education-Nippo). In quarta posizione a 1’06” troviamo un ottimo Mattia Cattaneo (Deceuninck – Quick Step). Grazie a questa ottima prova, il corridore di Alzano Lombardo è risalito fino al 10° posto in classifica a 9’48” dal padrone di questa edizione della Grande Boucle, Tadej Pogacar (UAE Emirates). Alle spalle del 22enne di Komenda c’è, però, un nome nuovo. Si tratta del francese Guillaume Martin (Cofidis) che, centrando la fuga di giornata, ha scalato la graduatoria portandosi a soli 4’04” dal golden boy sloveno. Scende, di conseguenza, in terza posizione a 5’18” il colombiano Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), seguito a breve distanza dal danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma) e dall’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers).

Il tappone d’avvicinamento ai Pirenei ha vissuto su una fuga di 14 attaccanti, formatasi a metà percorso: Wouter Poels (Bahrain-Victorious), Michael Woods(Israel Start-Up Nation), Mattia Cattaneo (Deceunick Quick-Step), Guillaume Martin(Cofidis), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Omar Fraile (Astana-Premiertech), Sergio Higuita (EF Education Nippo), Esteban Chaves (Team BikeExchange), Louis Meintjes (Intermarché-Wanty Gobert), Pierre Rolland e Quentin Pacher (B&B Hotels), Valentin Madouas (FDJ), Elie Gesbert (Arkea Samsic) e Patrick Konrad(Bora-Hansgrohe). Non c’è mai stato vero accordo tra questi uomini in avanscoperta, il dilatarsi del cui vantaggio è da ascriversi, soprattutto, all’andatura blanda impressa al plotone dalla UAE Emirates.

Nella discesa de la Cote de Galinagues, quarto dei cinque GPM in programma, ad una cinquantina di chilometri dall’arrivo, con il vantaggio dei fuggitivi stazionario intorno ai cinque minuti, partiva Mollema che guadagnava rapidamente un minuto, margine con cui affrontava il Col de Saint-Louis, ultima asperità di giornata. Dietro all’olandese, intanto, continuavano a succedersi scatti velleitari senza che nessuno tentasse d’organizzare un vero e proprio inseguimento al battistrada. Questo favoriva il 34enne di Groninga che poteva così conquistare la sua seconda vittoria al Tour de France dopo quella del 2017 a Le Puy-en-Velay.

Domani andrà in scena la quindicesima tappa. Saranno 191 i chilometri che porteranno la carovana gialla da Ceret ad Andorra – La Vella. Il primo terzo di percorso sarà relativamente semplice. Poi si inizierà a salire a ripetizione, toccando il culmine di questa edizione della Grande Boucle ai 2408 metri del Port d’Envalira, dove verrà assegnato il Souvenir Henri Desgrange, l’equivalente francese della Cima Coppi. Mancheranno, a quel punto, 45 km all’arrivo caratterizzati dalla discesa su Encamp cui seguirà il Col de Beixalis, la cui vetta si trova ai meno 15 dal traguardo. Infine, ci sarà la picchiata fino all’arrivo posto nel cuore del principato.

Tredicesima Tappa: il poker di Cavendish per raggiungere Merckx

@tpi.it 9 July (Photo Credit: Â©AFP)

Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) ha vinto la tredicesima tappa del 108° Tour de France, lungo i 220 chilometri che hanno portato la carovana gialla da Nimes a Carcassone, nel cuore della Linguadoca. Sul traguardo della roccaforte catara, Cannonball ha preceduto il compagno di squadra, Michael Morkov, ed il perennemente piazzato fiammingo, Jasper Philipsen (Alpecin Fenix), che ha così conquistato la terza moneta. Con questo successo, il quarto in questa edizione della Grande Boucle, il manx raggiunge quota 34 vittorie eguagliando il più grande ciclista di tutti i tempi, Eddy Merckx. Immutata la classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Emirates) che conserva la maglia gialla con il robusto margine di 5’18” su Rigoberto Uran (EF Education-Nippo) con il danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma) terzo a 5’32”.

Caldo e cadute hanno caratterizzato questa lunga attraversata, da est ad ovest, del Midì. A 60 km dal traguardo, nel momento in cui si stava esaurendo la lunga fuga di giornata, animata dal trio Sean Bennett (Qhubeka – Nexthash), Omer Goldstein (Israel – Start Up – Nation) e Pierre Latour (Total Energies), si registrava un capitombolo in fondo al gruppo che coinvolgeva, tra gli altri, Roger Kluge (Lotto Soudal), Geraint Thomas (Ineos Grenadiers) e Simon Yates (Team BikeExchange). Il gallese, vincitore del Tour 2018, risaliva in sella mentre gli altri due erano costretti al ritiro. Si assisteva, poi, all’assolo di Quentin Pacher (B&B Hotels) che riusciva a guadagnare un minuto di vantaggio prima di venire assorbito, sotto la spinta del Wolfpack, ai meno 20 dall’arrivo.

C’era tempo per un altro paio di cadute, per fortuna senza conseguenze, prima della inevitabile volata finale. La Deceuninck mostrava meno padronanza rispetto a martedì scorso a Valence, forsanche per via della tortuosità dell’ultimo chilometro. Davide Ballerini perdeva il treno alle sue spalle e, a questo punto, tentava l’azione solitaria venendo ripreso dagli uomini dell’Alpecin ai trecento metri. Chi, però, la bussola non l’aveva affatto persa era il danese Morkov che, sfruttando il lavoro della squadra avversaria, pilotava Cavendish alla vittoria.

Domani è in programma la quattordicesima tappa. Si viaggerà da Carcassonne a Quillan lungo 184 chilometri. Nell’avvicinamento ai Pirenei i corridori incontreranno ben cinque GPM che, pur non essendo troppo lunghi o impegnativi, potrebbero rappresentare il trampolino di lancio ideale per fughe da lontano.

Dodicesima tappa: un grande Nils Politt… e tutto il resto è noia

@tpi.it 8 July (Photo Credit: Ansa)

Il tedesco Nils Politt (Bora – Hansgrohe) ha vinto la dodicesima tappa del 108° Tour de France, 160 km d’attraversamento del Midì da Saint-Paul-Trois Chateaux a Nimes. Il teutonico è emerso vincitore solitario da una fuga di 13 uomini che hanno provato a dare un senso ad una frazione in cui il gruppo, giunto al traguardo con più di un quarto d’ora di ritardo, si è totalmente disinteressato della corsa. Alla piazza d’onore, distanziato di 31”, si è piazzato il veterano spagnolo Imanol Erviti (Movistar Team) che ha regolato allo sprint l’australiano Harry Sweeny (Lotto Soudal). Immutata la classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Emirates) che conserva la maglia gialla con il robusto margine di 5’18” su Rigoberto Uran (EF Education-Nippo) con il danese Jonas Vinegsard (Jumbo Visma) terzo a 5’32”.

Una giornata che si sarebbe rivelata trionfale per la Bora – Hansgrohe s’era aperta nel modo peggiore con l’annuncio del ritiro di Peter Sagan. Libero da impegni di gregariato, Politt s’inseriva così, insieme as Erviti e Sweeny nella fuga di giornata che comprendeva anche altri dieci corridori: André Greipel (Israel Start-Up Nation), Edward Theuns (Trek – Segafredo), Julian Alaphilippe (Deceuninck – Quick Step), Stefan Küng (Groupama – FDJ), Stefan Bissegger (EF Education – Nippo), Connor Swift (Team Arkéa Samsic), Brent Van Moer (Lotto Soudal), Luka Mezgec (Team BikeExchange), Sergio Henao (Team Qhubeka NextHash) e Edvald Boasson Hagen (Team TotalEnergies). Il plotone lasciava fare consentendo agli attaccanti di raggiungere rapidamente un vantaggio in doppia cifra. A rompere gli equilibri in testa alla corsa ci pensava Sweeny, scattando ai meno 35 dall’arrivo. Sull’australiano, si portavano Erviti, Politt e Kung. Il quartetto guadagnava rapidamente un minuto sugli ex compagni di fuga. Dopo che un nuovo attacco di Sweeny a 15 km dal traguardo aveva provocato il cedimento di Kung, ai meno 11, con un allungo mortifero, Politt lasciava sul posto i due residui compagni d’avventura per andare a cogliere il più importante successo d’una carriera che lo aveva già visto due anni fa giungere secondo alla Parigi – Roubaix alle spalle di Philippe Gilbert (Lotto Soudal).

Domani è in programma la tredicesima tappa: una versione più lunga di quella odierna posto che saranno 220 i chilometri che porteranno la carovana gialla da Nimes a Carcassone, nel cuore della Linguadoca, teatro 800 anni fa della cruenta crociata albigese che estirpò l’eresia catara. Sarà questo traguardo, pregno di storia, il teatro dell’aggancio di Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) all’ineguagliabile Eddy Merckx?

Undicesima tappa: Van Aert, il campione che sarebbe piaciuto a Francesco Petrarca

@tpi.it 7 July (Photo Credit: Ansa)

Il campione del Belgio Wout van Aert (Jumbo Visma) ha vinto l’undicesima tappa del 108° Tour de France, lungo i 199 km da Sorgues a Malaucène, comprendenti ben cinque GPM, tra cui la doppia scalata del Mont Ventoux. Il fuoriclasse fiammingo ha preceduto di 1’14” il duo della Trek Segafredo, composto dal francese Kenny Elissonde e dall’olandese Bauke Mollema. La maglia gialla, Tadej Pogacar (UAE Emirates), ha conquistato la quarta moneta a 1’38” dal vincitore precedendo, nell’ordine, quelli che ora appaiono come i tre probabili contendenti per i due residui posto sul podio: Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) e Jonas Vinegsard (Jumbo Visma). In graduatoria, il golden boy sloveno, grazie alla giornata storta di Ben O’Connor (AG2R Citroen), secondo questa mattina alla partenza a 2’01, ha consolidato ulteriormente la sua leadership. Il colombiano Uran, infatti, è salito alla piazza d’onore con il ben più corposo distacco di 5’18”, seguito dal sorprendente giovane danese Vinegaard a 5’32” che può vantare un solo secondo di vantaggio sull’ecuadoriano Carapaz, vincitore del Giro d’Italia 2019.

Se dal punto di vista dell’economia di questa edizione della Grande Boucle, questa tappa ha detto ben poco, non c’è dubbio che, presa nella sua singolarità, quella di oggi è stata una grande giornata di ciclismo. Ad animarla è stata una fuga dei 16 corridori, consolidatasi strada facendo, nei chilometri precedenti la prima scalata del Mont Ventoux: il campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck QuickStep), Dan Martin (Israel StartUp Nation), Pierre Rolland e Quentin Pacher (B&B Hotels), Anthony Perez e Pierre-Luc Perichon (Cofidis), Wout Van Aert (Jumbo Visma), Vegard Laengen (UAE Emirates), Nils Politt (Bora Hansgrohe), Luke Durbridge (BikeExchange), Xandro Merisse e Kristian Sbaragli (Alpecin Fenix), Kenny Elissonde, Bauke Mollema e Julien Bernard (Trek Segafredo) ed il campione olimpico Greg Van Avermaet (AG2R Citroen Team).

Sulla prima ascesa dell’erta tanto cara a Francesco Petrarca, restavano solo in otto: Van Aert, Mollema, Alaphilippe, Meurisse, Perez, Elissonde, Bernard e Durbridge. La maglia iridata sfrecciava per primo sotto al GPM. Il gruppo dei migliori transitava dopo cinque minuti. La situazione restava cristallizzata fino al secondo imbocco del “Monte Calvo”, a 38 km dal traguardo. Non appena la strada cominciava ad impennarsi, partiva Elissonde. Sul francese si portavano Van Aert, Alaphilippe ed il compagno di squadra Mollema mentre gli altri cedevano di schianto. A questo punto prendeva l’iniziativa il Campione del Belgio. La maglia iridata cedeva di schianto mentre il duo della Trek Segafredo limitava i danni sull’incontenibile fiammingo. Dietro, si assisteva alla solita ecatombe causata dal ritmo vorticoso impresso dalla Ineos con Carapaz che alla fine, anziché attaccare Pogacar, decideva di allearsi con lui, anche alla luce della crisi di O’Connor. L’unico ad avere il coraggio di sfidare il Signore del Tour era Vinegaard. Il 25enne danese, vincitore a marzo della Settimana Coppi & Bartali, faceva passare un brutto quarto d’ora alla maglia gialla nei due chilometri precedenti l’ultimo GPM. Il fuoriclasse di Komenda, tuttavia, non perdeva la testa. Si faceva riprendere dal duo Carapaz – Uran, subito dopo lo scollinamento. Il trio, quasi a suggellare un’alleanza dal sapore di podio, piombava sul generoso scandinavo a duemila metri dall’arrivo.

Domani è in programma la dodicesima tappa, la prima di tre frazioni interlocutorie. Lungo i 160 km da Saint-Paul-Trois Chateaux a Nimes le difficoltà principali potrebbe presentarle il vento. Sarà la grande giornata di Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) al primo match point per eguagliare il record del sommo Eddy Merckx.

Decima tappa: la ferocia del Wolfpack porta Cavendish ad un passo da Merckx

@tpi.it 6 July (Photo Credit: Ansa © EPA/Guillaume Horcajuelo / POOL)

Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) ha vinto la decima tappa del 108° Tour de France, 190 chilometri non particolarmente impegnativi da Albertville a Valence. E’ il terzo successo per il manx in questa edizione della Grande Boucle, il 33° in totale, che lo porta ad una sola vittoria dal record assoluto, detenuto del più grande ciclista di tutti i tempi, Eddy Merckx. Cannonball, al termine di una volata preparata alla perfezione dalla sua squadra, ha preceduto sulla linea d’arrivo il campione del Belgio Wout van Aert (Jumbo Visma) con un altro fiammingo, Jasper Philipsen (Alpecin Fenix), che ha conquistato la terza moneta. Dopo il grande spavento di domenica, in cui è giunto a Tignes pochi secondi entro il tempo massimo, Cavendish appare ora come il grande favorito per la conquista della maglia verde della classifica a punti. Immutata la classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Emirates) saldamente un maglia gialla con un vantaggio di 2’01 sull’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen), secondo, mentre al terzo posto resta il colombiano Rigoberto Uran (EF Education-Nippo) a 5’18”.

Cronaca scarna per una frazione che ha seguito un copione scontato. Sono scattati in partenza il belga Tosh Van der Sande (Lotto-Soudal) ed il canadese Hugo Houle (Astana Premier Tech). Questi due coraggiosi hanno dato vita ad una fuga di 140 km, chiusasi proprio nel momento in cui, alzatosi un forte vento, il gruppo cominciava a viaggiare a 60 km/h. A fare le spese di questa situazione è stato il campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious) che, avendo forato in questa fase, è stato costretto a spendere energie preziose per rientrare nel plotone, trovandosi poi svuotato al momento della volata. La Deceuninck, forte della presenza di sei uomini in testa alla corsa, prendeva in mano la situazione ai meno quattro dal traguardo, portando Cavendish in carrozza alla vittoria.

Domani va in scena l’undecima tappa, l’unica interessante di questa seconda settimana dal disegno scialbo. In poco meno di 200 km si pedalerà da Sorgues a Malaucène con ben cinque GPM. Tra questi spicca la doppia scalata del Mont Ventoux, tanto caro a Francesco Petrarca. Il “Monte Calvo” sarà affrontato prima dal versante meno impegnativo di Sault (22 km al 5,1% medio), poi da quello più duro di Bedoin (15,7 km all’8,8%). L’ultimo GPM sarà seguito da una lunga discesa di oltre venti km che porterà all’arrivo. Come ho scritto in sede di presentazione, non mi aspetto molto da questa frazione. Sarà un piacere, scoprire d’aver avuto torto.

Nona tappa: come il gatto coi topolini

@tpi.it 4 July (Photo Credit: Ansa © Getty Images/EPA)

L’australiano Ben O’Connor (AG2R Citroen) ha vinto la nona tappa del 108° Tour de France, la frazione regina delle Alpi che in 144 durissimi chilometri portava i corridori da Cluses ai 2.107 metri d’altitudine della stazione sciistica di Tignes. Alle spalle dell’atleta di Subiaco, quartiere italiano dell’oceanica Perth, due raggi azzurri. L’ottimo Mattia Cattaneo (Deceuninck Quick Step) conquistava il secondo posto a 5’07” con il campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious) terzo a 5’34”. Tadej Pogacar (UAE Emirates), giunto sesto al traguardo con un ritardo di 6’02” dal vincitore, ha rafforzato la sua maglia gialla. Infatti, ora il 22enne di Komenda ha un margine di 2’01 proprio su O’Connor con Rigoberto Uran, terzo a 5’18”, che capeggia un plotoncino di sei corridori racchiusi nello spazio di 54 secondi.

La corsa, disputata interamente sotto la pioggia, ha seguito il solito copione con una partenza frenetica e ripetuti tentativi di fuga non andati in porto. Sul Col des Saisies, primo GPM di giornata, prendevano il largo una quarantina di corridori. Dopo aver sprintato per il GPM, Nairo Quintana (Arkéa-Samsic) proseguiva la sua azione, venendo ripreso ai piedi del Col de Prè, la più dura asperità di giornata, da Sergio Higuita (EF Education-Nippo), Lucas Hamilton (BikeExchange),  Michael Woods (Israel Start-Up Nation) ed O’Connor, il meglio piazzato in classifica tra i fuggitivi, 14° ad 8’13” dalla maglia gialla di Pogacar alla partenza da Cluses. Quintana transitava per primo sul Col du Pré. O’Connor, grazie al vantaggio di 7′ 44” accumulato dagli attaccanti, si trovava a mezzo minuto dalla maglia gialla. Intanto, dietro cedevano in molti tra cui Wout van Aert (Jumbo Visma), secondo in graduatoria alla partenza stamattina ed ormai capitano a pieno titolo della squadra dopo il ritiro di Primoz Roglic.

Sul successivo GPM del Cormet de Roselend, vinto nuovamente da Quintana che così conquistava la maglia a pois della classifica degli scalatori, il vantaggio dei fuggitivi, tra i quali avevano ceduto Hamilton e Woods, era salito a 8’15” consegnando, quindi, virtualmente il simbolo del comando ad O’Connor. Ai piedi della salita finale verso il traguardo, il divario raggiungeva i nove minuti. A questo punto, quasi in contemporanea, mentre, davanti, O’Connor si lanciava in un assolo verso il successo di giornata, Pogacar, dietro, schierava la squadra in testa al plotone, recuperando in pochi chilometri un minuto. Sorprendentemente, arrivava poi in soccorso, non richiesto, al golden boy la Ineos Grenadiers, che faceva capire al mondo la propria preferenza sul mantenimento della maglia gialla da parte dello sloveno. A dimostrazione della totale insignificanza di tutto ciò, Pogacar, a tremila metri dall’arrivo, faceva il vuoto nel gruppo dei migliori. Tadej riduceva ulteriormente il vantaggio di O’Connor, che comunque guadagnava con pieno merito la piazza d’onore in graduatoria, infliggendo così un’altra piccola lezione ai suoi presunti avversari.

Domani va in scena il primo giorno di riposo. Lo sarà di fatto ancor più che di nome.

Ottava tappa: ieri il fumo, oggi l’arrosto

@tpi.it 3 July (Photo Credit: Ansa)

l belga Dylan Teuns (Bahrain Victorious) ha vinto l’ottava tappa del 108° Tour de France, la cavalcata alpina di 150 km da Oyonnax a Le Grand Bornand. Il fiammingo, già vincitore al Tour due anni fa alla Planche des Belles Filles, ha preceduto sulla linea d’arrivo di 45″ lo spagnolo Ion Izagirre (Astana Premier Tech) con il canadese Michael Woods (Israel Start Up Nation) terzo a 47″ e lo sloveno Tadej Pogacar (UAE Emirates) quarto a 49″ che ha conquistato la maglia gialla.

In classifica generale, il fuoriclasse di Komenda ha scavato un fosso abissale rispetto a tutti gli avversari. Vout van Aert (Jumbo Visma) ha difeso eroicamente, su un terreno a lui ostile, la piazza d’onore. Ora dista dal golden boy sloveno 1’48”. Difficile pensare che possa conservare la posizione dopo la frazione di domani. A sorpresa occupa la terza piazza il kazako Alexei Lutsenko (Astana Premier Tech) a 4’38”, primo traguardo diversi corridori racchiusi in pochi secondi alle spalle dei primi due. Di certo, in questa edizione della Grande Boucl c’è tanta incertezza per i due posti di contorno sul podio quanto non ci sono dubbi su chi trionferà sui Campi Elisi.

La tappa odierna ha avuto un inizio scoppiettante che è costato caro a due campioni in crisi: Geraint Thomas (Ineos Grenadiers) e Primoz Roglic (Jumbo Visma). Entrambi sul traguardo avrebbero poi accusato mezz’ora di ritardo. Andava via, poi, la fuga di giornata con 18 comprimari fuori dai giochi di classifica. Sul Col de Romme, mentre Woods tra i fuggitivi partiva in solitaria e la maglia gialla Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) abdicava, Pogacar scattava dal gruppo dei migliori. Tentava di resistere solo l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) ma dopo poche centinaia di metri anche El Diablito era costretto ad ammirare bandiera. Mancavano, a quel punto, 31 km al traguardo e Pogacar cominciava a fagocitare a doppia velocità gli attaccanti di giornata. Sulla vetta del Col de la Colombiere, ultima asperità di giornata con scollinamento a 14 km dall’arrivo, solo Teuns  riusciva a resistere alla rimonta del tritacarne sloveno. In discesa, il fiammingo rischiava l’osso del collo, venendo premiato con la vittoria di giornata, mentre lo sloveno, pago del devastante risultato ottenuto, si lasciava riprendere da Izagirre e Woods.

Domani va in scena il secondo e più impegnativo tappone alpino. Si pedalerà da Cluses alla stazione sciistica di Tignes per soli 144 durissimi chilometri. Prima della lunga ascesa finale, che porterà i corridori ai 2.107 metri dall’arrivo, si affronteranno in rapida successione, dai meno 80 ai meno 50 al traguardo, il Col de Prè ed il Col de Roseland. Dopo il ko assestato oggi agli avversari, il buon Tadej avrà ancora voglia di stupire il mondo?

Settima tappa: sloveno che viene, sloveno che va

@tpi.it 2 July (Photo Credit: Ansa © EPA/CHRISTOPHE PETIT-TESSON)

Il campione di Slovenia Matej Mohoric (Bahrain Victorious) ha trionfato in modo enfatico nella settima tappa del 108esimo Tour de France, lungo i quasi 250 chilometri che portavano i corridori da Vierzon a Le Creusot. Al secondo posto, staccato di 1’20” si è piazzato il vincitore della Milano – Sanremo, Jasper Stuyven (Trek Segafredo), con il danese Magnus Cort Nielsen (EF Education Nippo) che è giunto terzo privando dell’abbuono la magia gialla Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix).

L’olandese esce da questa frazione comunque rafforzato nel primato anche se si capirà solo domani il prezzo pagato per lo sforzo odierno. Ora in graduatoria precede di mezzo minuto l’eterno rivale Wout van Aert (Jumbo Visma) con il vincitore del Giro delle Fiandre, il danese Kasper Asgreen (Deceuninck Quick Step), terzo a 1’49”. Seguono i due sloveni: il vincitore di giornata Mohoric, quarto a 3’01 e Tadej Pogacar (UAE Emirates), ora quinto a 3’43 davanti ad un risorto Vincenzo Nibali (Trek Segafredo), sesto a 4’12”.

Era la frazione in cui si doveva mettere in difficoltà Pogacar. Alla fine, invece, è stato un giorno positivo per il campione di Komenda che si è liberato dello avversario più pericoloso, il connazionale Primoz Roglic (Jumbo Visma), andato in crisi a 20 chilometri dall’arrivo dove è giunto con cinque minuti di ritardo sul buon Tadej. Inoltre, il coraggioso attacco di Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), che ad un certo punto aveva guadagnato 40 secondi sul vincitore del Tour 2020, si è dissolto a 100 metri dal traguardo. Chi lo precede in classifica non può fare paura al 22enne golden boy sloveno che oggi non solo ha limitato i danni ma ha anche tratto profitto da una situazione che ad un certo punto sembrava potesse diventare pericolosa. L’attacco partito dopo 50 chilometri, infatti, se era pur vero che conteneva tanta qualità, si è poi dissolto ai meno 70 dall’arrivo quando Mohoric, di gran lunga il più forte in gara oggi, ha cominciato a togliersi di ruota i compagni di fuga a mo’ di birilli del bowling.

Domani va in scena l’ottava tappa, la prima del weekend alpino. Con nelle gambe le fatiche odierne, i corridori viaggeranno per 150 chilometri da Oyonnax a Le Grand Bornand. Sono cinque i GPM disseminati lungo il percorso con i tre di prima categoria, i primi di questo Tour, concentrati negli ultimi 50 chilometri. Si scaleranno, nell’ordine, la Cote de Mont Saxonnex, il Col de Romme ed il Col de la Colombiere, il cui passaggio dista solo 14 chilometri dal traguardo. Domani le tattiche cederanno il passo alle gambe.

Sesta Tappa: Cavendish, trois fois a Chateauroux

@tpi.it 1 July (Photo Credit: Ansa © EPA/Guillaume Horcajuelo / POOL)

Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) ha vinto la sesta tappa del 108esimo Tour de France, lungo i 161 chilometri privi di asperità da Tours a Châteauroux. Replicando l’ordine d’arrivo di 48 ore fa a Fourgeres, la maglia verde ha preceduto in volata il belga Jasper Philipsen (Alpecin Fenix) con il francese Nacer Bouhanni (Team Arkea – Samsic) che si è piazzato al terzo posto. Per il manx si tratta del 32esimo successo alla Grande Boucle, il terzo sul traguardo di Châteauroux dopo quelli conquistati nel 2008 e nel 2011, che lo porta a meno due dal record assoluto di 34 vittorie appartenente ad Eddy Merckx. Immutata la classifica generale con Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) che ha conservato la maglia gialla con un margine di otto secondi su Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates). Wout van Aert (Jumbo Visma) resta terzo a trenta secondi.

La frazione odierna è stata incentrata su un attacco a due del campione olimpico, il belga Greg Van Avermaet (AG2R Citroen Team), in compagnia del tedesco Roger Kluge (Lotto Soudal). La coppia è stata capace di tenere il gruppo a bada per più di 100 km con un vantaggio che non ha mai raggiunto i due minuti. Ripresi i fuggitivi a 2.500 metri dall’arrivo, si assisteva ad uno spettacolare duello tra i treni delle due squadre che si sono spartite le tappe in linea finora disputate: Alpecin Fenix e Deceuninck Quick Step. A fare la differenza era l’astuzia di Cavendish, capace di abbandonare la sua scorta ai 300 dal traguardo per prendere il centro della carreggiata, regalando così al Wolfpack la terza vittoria parziale in questa edizione della Grande Boucle.

Domani va in scena la settima tappa. E’ una frazione d’altri tempi, la più lunga degli ultimi 20 anni al Tour: poco meno di 250 chilometri da Vierzon a Le Creusot. Ci saranno da superare 3000 metri di dislivello con le difficoltà, ben cinque GPM, tutte concentrate nel finale. L’ultima salita, il muro di Gourloye, dista 10 km dal traguardo. Un occasione troppo ghiotta per gli avversari di Tadej Pogacar per non tentare di attaccare il golden boy sloveno.

Quinta tappa: Pogacar mette in chiaro le cose

@tpi.it 30 June (Photo Credit: Ansa © EPA/CHRISTOPHE PETIT-TESSON)

Il campione uscente Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates) ha vinto la quinta tappa del 108esimo Tour de France, la cronometro individuale di 27,2 chilometri da Changé a Laval. Il fuoriclasse sloveno ha preceduto di 19” il Campione d’Europa, lo svizzero Stefan Kung (Groupama FDJ), con il giovane danese Jonas Vinegaard (Jumbo Visma) sorprendente terzo a 27”. Con le unghie e con i denti, Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) ha conservato la maglia gialla con un vantaggio di soli otto secondi proprio su Pogacar. Wout van Aert, oggi quarto, sale al terzo posto in graduatoria a mezzo minuto esatto dal suo storico antagonista olandese.

La frazione Ã¨ andata nel modo in cui voleva la UAE – Team Emirates con il suo capitano che ha inflitto pesanti distacchi agli avversari, evitando però di conquistare la maglia gialla. Almeno fino a sabato, quando la corsa incontrerà le Alpi, sarà l’Alpecin a dover sopportare il peso del primato. Intanto, Pogacar può vantare sui suoi avversari diretti per la vittoria finale a Parigi un vantaggio corposo: Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), sceso al nono posto in classifica, è staccato di 1’36” mentre il connazionale Primoz Roglic (Jumbo Visma), che segue a ruota l’ecuadoriano in graduatoria, dista esattamente cento secondi dal vincitore dell’ultima Grande Boucle. Dire che il Tour sia già finito, forse potrebbe essere prematuro. Tuttavia, dovrà succedere qualcosa di straordinario per impedire al 22enne di Komenda di bissare il successo dell’anno scorso.

Con la classifica ben delineata, domani è in programma la sesta tappa. Si viaggerà da Tours a Châteauroux lungo 161 km di pressoché totale pianura. Incombe una volata di gruppo, si spera senza cadute.

Quarta Tappa: Il ritorno del Manx

@tpi.it 29 June (Photo Credit: © Getty Images)

Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) ha vinto la quarta tappa del 108° Tour de France, lungo i 150 km completamente piatti da Redon a Fourgeres. L’iridato di Copenhagen 2011 ha preceduto, al termine di un’avvincente volata Jasper Philipsen (Alpecin Fenix) con il francese Nacer Bouhanni (Team Arkea – Samsic) terzo. Per Cannonball è questo il 31° successo al Tour de France, a cinque anni di distanza dall’ultimo, colto nel 2016 sul traguardo di Villars-les-Dombes. Ora solo tre vittorie lo separano dal record assoluto di 34 appartenente a Eddy Merckx. Immutata la classifica generale con Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) che ha conservato la maglia gialla con un vantaggio di otto secondi su Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step) con l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) terzo a 31”.

La frazione odierna è stata caratterizzata dalla lunghissima fuga di una coppia, composta dal francese Pierre-Luc Perichon (Cofidis) e dal belga Brent Van Moer (Lotto Soudal). Andati all’attacco dopo una ventina di km, i due, pur non raggiungendo mai un vantaggio superiore ai tre minuti, hanno fatto penare non poco il gruppo. Van Moer, in particolare, avvertendo l’avvicinamento del plotone, ha rotto gli indugi a 15 km dall’arrivo staccando il compagno d’avventura e tentando l’assolo. Ci sarebbe anche riuscito se non fosse stato per la ferocia famelica del Wolfpack. La Deceuninck, infatti, ha preso in mano la corsa ai meno sette dal traguardo, quando il fuggitivo aveva ancora un minuto di vantaggio, riuscendo a dimezzare il ritardo nello spazio di tre chilometri, grazie ad una brutale accelerazione di Mattia Cattaneo. Van Moer conservava sotto la flamme rouge una dozzina di secondi. Sembrava fino ai meno quattrocento che potesse farcela ma, alla fine, veniva fagocitato dal gruppo in rimonta a 150 metri dallo striscione finale.

Domani va in scena una tappa attesissima. Lungo i 27,2 km della cronometro individuale da Changé a Laval la classifica prenderà ulteriormente forma definendo le gerarchie in vista dello imminente week end sulle Alpi. Potrebbe essere l’occasione per il campione uscente Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates) per mettere le mani sulla maglia gialla, sempre che voglia farlo. Di certo, come chi ama il ciclismo ben sa, contro il tempo in bicicletta non ci si può nascondere.

Terza Tappa: Poker di cadute, vince Merlier

epa09308419 Belgian rider Tim Merlier of the Alpecin-Fenix team celebrates on the podium after winning the 3rd stage of the Tour de France 2021 over 182.9 km from Lorient to Pontivy, France, 28 June 2021. EPA/Benoit Tessier / POOL

@tpi.it 28 June (Photo Credit: © EPA)

Tim Merlier (Alpecin Fenix) ha vinto la terza tappa del del 108esimo Tour de France, lungo i 183 chilometri pianeggianti ancorché tortuosi da Lorient a Pontivy. Il belga, già vincitore quest’anno della frazione di Novara al Giro d’Italia, ha preceduto il compagno di squadra Jasper Philipsen con il francese Nacer Bouhanni (Team Arkea – Samsic) terzo. La volata è stata caratterizzata da una drammatica caduta di Peter Sagan (Bora – Hansgrohe) e Caleb Ewan (Lotto Soudal) sulla curva a 150 metri dal traguardo. In classifica generale, Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) ha conservato la maglia gialla con un vantaggio di otto secondi sul campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step). Quatto quatto, è salito al terzo posto con 31” di distacco Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), la cui squadra ha avuto il merito di tenere l’ecuadoriano fuori dai guai.

Doveva essere una frazione tranquilla ma non lo è stata. Subito dopo il via partiva la fuga di giornata composta dai seguenti cinque corridori: Jelle Wallays (Cofidis), Michael Schär (AG2R-Citroën), Ide Schelling (Bora-Hansgrohe), Maxime Chevalier e Cyril Barthe (B&B-KTM). Dopo 30 km aveva luogo la prima caduta di giornata che coinvolgeva Geraint Thomas (Ineos Grenadiers) ed il duo della Jumbo Visma formato dal tedesco Tony Martin e dall’olandese Robert Gesink, che era costretto al ritiro. Davanti, conquistato il GPM della Côte de Cadoudal e con esso i punti per la maglia a pois, l’olandese Schelling si rialzava, lasciando il quartetto al comando con un vantaggio intorno ai due minuti.

Ai meno dieci dal traguardo, con il gruppo sul punto di riprendere i fuggitivi, una nuova caduta tagliava in due il plotone. A farne le spese tra gli altri Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step), David Gaudu (Groupama FDJ) e Miguel Angel Lopez (Team Movistar). Un chilometro dopo era la volta di Primoz Roglic (Team Jumbo Visma) a finire a terra, dopo essersi arrotato con il campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious) che lo precedeva. La Jumbo Visma fermava tutta la squadra, eccezion fatta per Wout Van Aert, ripartendo dopo quasi un minuto. Non era finita qui, però: a cinque km dall’arrivo, su una curva che seguiva un passaggio angusto in discesa, finivano per terra Jack Haig (Bahrain Victorious) e Simon Clarke (Qhubeka Assos). Finiva addosso ai due Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates) che riusciva a restare in piedi ma era costretto a mettere piede a terra, perdendo così contatto con il plotone di testa.

La volata della Alpecin Fenix era preparata magistralmente dalla maglia gialla che allungava il gruppo prima di lasciare a Philipsen il compito d’aprire la strada a Merlier. La caduta che faceva fuori Sagan e Ewan, penalizzando anche altri tra cui Colbrelli, consentiva al belga di vincere a briglie sciolte. Pogacar perdeva 26”, scivolando in graduatoria al sesto posto a 39” da Van der Poel. Ben più grave la situazione di Roglic, ora 20esimo in classifica con un distacco di 1′ 35”. Nel giorno della convocazione per la sua quarta Olimpiade, Vincenzo Nibali ha ragione di sorridere, trovandosi 16° a 55′ dal leader della corsa.

Cosa dire della tappa di domani? Gli eventi odierni rendono imprudente liquidarla come un altro trasferimento seguito da sprint alla vigilia della prima cronometro di questo Tour. La quarta frazione da Redon a Fourgeres non presenta alcuna difficoltà altimetrica nei suoi 150 chilometri. L’unica insidia potrebbe causarla il vento provocando dei ventagli. Non avvenendo ciò, l’arrivo in volata, cadute permettendo, è scontato.

Seconda Tappa: In onore di Nonno Raymond

@tpi.it 27 June (Photo Credit: © ANSA)

Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix) ha vinto la seconda tappa del 108° Tour de France, lungo i 183 km di continui saliscendi che hanno portato i corridori da Perros-Guirec al Mûr-de-Bretagne. Il nipote dell’indimenticabile Raymond Poulidor ha preceduto sul traguardo gli eterni duellanti sloveni Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates) e Primoz Roglic (Team Jumbo Visma), giunti con un distacco di sei secondi alla testa di un drappello di una decina di corridori, conseguenza della frantumazione del gruppo sull’erta finale.

L’olandese ha così adempiuto al voto di conquistare la maglia gialla, perenne oggetto del desiderio del nonno che, pur terminando otto volte il Tour sul podio, non era mai riuscito ad indossare il simbolo del primato. In classifica generale, alle spalle del vincitore odierno, in seconda posizione c’è il campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step), staccato di otto secondi, con il trionfatore del Tour 2020, Tadej Pogacar terzo a 13 secondi.

Questa la sentenza di una frazione che, unitamente a quella di ieri, ha già ben modellato la graduatoria. In partenza, sono fuggiti in sei: Anthony Perez (Cofidis), Jonas Koch (Intermarchè-Wanty Gobert), Simon Clarke (Team Qhubeka Nexthash), Edward Theuns (Trek-Segafredo), Ide Schelling (Bora-Hansgrohe) e Jeremy Cabot(Team TotalEnergies).

Il gruppo si è disinteressato, posta l’assoluta non pericolosità degli attaccanti, l’ultimo dei quali, Theuns, veniva ripreso ai meno 20 dall’arrivo, all’inizio della prima ascesa sul Mur de Bretagne. Partiva a questo punto Van der Poel, a caccia degli abbuoni coincidenti con il suono della campana. Non lo si sapeva al momento ma il primo passaggio sotto al traguardo altro non era che l’anticipo dell’esito conclusivo della corsa.

La Ineos Grenadiers si schierava, a questo punto, al comando del plotone imponendo un ritmo altissimo in discesa. I 12 km che portavano all’inizio della salita finale venivano percorsi a più di 60 km/h. All’imbocco del muro tentavano senza successo la sorte due azzurri: Davide Formolo (UAE – Team Emirates) ed il campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious).

Poi ripartiva Van der Poel senza che nessuno tentasse d’andargli dietro. Alaphilippe, lasciato solo dal Wolfpack, cercava di limitare i danni, non riuscendo però a salvare la maglia gialla. I dioscuri sloveni facevano selezione davanti senza mai avvicinarsi al tulipano, che aveva il tempo di festeggiare sul traguardo, con il dito alzato al cielo in onore di Nonno Poupou, prima di scoppiare in lacrime stremato.

Dopo due giorni d’emozioni estreme, domani si dovrebbe assistere ad una tappa più tranquilla. La terza frazione del Tour 2021 da Redon a Fourgeres, l’ultima in terra bretone, non presenta alcuna difficoltà altimetrica nei suoi 150 chilometri. L’unica insidia potrebbe causarla il vento provocando dei ventagli. Non avvenendo ciò, l’arrivo in volata è scontato.

Prima Tappa: Alaphilippe, più forte delle cadute

@tpi.it 26 June (Photo Credit: © Getty Images)

Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step) ha vinto la tappa inaugurale del 108° Tour de France, tutta saliscendi in terra bretone di 198 km da Brest a Landerneau. Il campione del mondo ha preceduto, sul traguardo posto alla sommità della Côte de la Fosse aux Loups, l’australiano Michael Matthews (Team DSM) di otto secondi con lo sloveno Primoz Roglic (Team Jumbo Visma) che ha conquistato la terza moneta precedendo un gruppo di una ventina d’unità, comprendente tra gli altri un pimpante Vincenzo Nibali (Trek Segafredo). Sono stati questi gli unici sopravvissuti ad una paurosa caduta avvenuta quando mancavano cinque chilometri all’arrivo.

Questo il risultato di una frazione che, se il buongiorno si vede dal mattino, anticipa una Grande Boucle dalle mille emozioni. A rendere la situazione in corsa era esplosiva, ai meno 50 dal traguardo, è stato un episodio censurabile. Il gruppo stava rientrando su una fuga andata via in partenza con cinque corridori: Franck Bonnamour (B&B Hotels), Cristian Rodriguez (Team TotalEnergiés), Danny van Poppel (Intermarché – Wanty Gobert), Anthony Perez (Cofidis) e Ide Schelling (Bora – Hansgrohe). Soltanto quest’ultimo, gregario olandese di Peter Sagan, era rimasto in avanscoperta con un vantaggio ormai agli sgoccioli sul plotone tirato da Tony Martin (Team Jumbo Visma).

Era proprio il quattro volte iridato contro il tempo a finire vittima del comportamento irresponsabile di una tifosa che, per mostrare al mondo il suo artigianale cartello, voltava le spalle alla corsa finendo travolta dal tedesco e generando un capitombolo che coinvolgeva una cinquantina di ciclisti. A farne le spese era soprattutto un altro teutonico Jasha Sutterlin (Team DSM), costretto al ritiro, mentre molti altri, compresi Alaphilippe, Colbrelli e Caleb Ewan (Lotto Soudal) si trovavano costretti ad inseguire.

Rientrato in gruppo il campione del mondo, il Wolfpack, forse ispirato dal nome dell’erta finale, prendeva il controllo della situazione imponendo un ritmo molto elevato. Un lungo tratto in discesa, dai meno 10 ai meno 5 all’arrivo, contribuiva ad aumentare ulteriormente l’andatura causando un’altra caduta, decisamente più cruenta della prima per via dell’alta velocità.

Due i ritiri causati da questo capitombolo: Ignatas Konovalovas (Groupama-FDJ) e Cyril Lemoine (B&B Hotels p/b KTM). Restavano in pochi davanti con il duo italiano della Deceuninck, composto da Davide Ballerini e Mattia Cattaneo, che imponeva una ulteriore accelerazione. A 2.500 metri dal traguardo il campione del mondo replicava lo scatto di Cima Gallisterna, quello che nove mesi fa gli aveva regalato la maglia iridata.

Provava a contrastarlo solo il connazionale Pierre Latour (Team TotalEnergiés) su cui si riportavano gli eterni duellanti sloveni Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates) e Primoz Roglic. Proprio quando sembrava che questo trio potesse ricucire lo strappo, i due figli del Tricorno decidevano di non collaborare tra loro, facendosi riprendere dal gruppo. Identica sorte capitava al malcapitato Latour proprio nel momento in cui Alaphilippe sigillava il suo successo, dedicandolo al figlio Nino, venuto al mondo 12 giorni fa.

E’ corposo il bilancio degli uomini di classifica che già oggi hanno dato l’addio alle speranze di gloria: il duo del Team Movistar, Miguel Angel Lopez e Alejandro Valverde, ed il francese Guillaume Martin (Cofidis), oltre al tetra vincitore della Grande Boucle, Chris Froome (Israel Start-Up Nation), arrivato con un ritardo di un quarto d’ora. Si sono perse per strada anche due punte del quartetto Ineos Grenadiers, il vincitore del Giro d’Italia 2020, l’inglese Tao Geoghegan Hart, e l’australiano Richie Porte, primo dei non sloveni al Tour l’anno scorso.

Non è detto, però, che questo “chiarimento” non sia un bene per il team anglo – colombiano che ora sa di dover puntare su Richard Carapaz e Geraint Thomas. Domani si replica; anzi, sulla carta, la frazione è più impegnativa di quella odierna. Saranno 183 i chilometri di saliscendi che porteranno i corridori da Perros-Guirec al Mûr-de-Bretagne. Nel 2018, l’ultima volta che il Tour vi è arrivato, su quest’arrivo Tom Dumoulin si è giocato il successo finale.

Tour de France 2021: una poltrona per tre

25 June (Photo Credit: © ASO)

Immortalato sotto la pioggia da Jacques Prévert nella sua indimenticabile poesia â€œRappelle-toi Barbara”, il porto atlantico di Brest in Bretagna darà il via domani, si spera sotto al sole, al 108° Tour de France. Com’è ormai consuetudine negli anni olimpici estivi, la Grande Boucle anticipa la partenza a fine giugno e si presenta in versione decisamente più leggera rispetto al tradizionale menù di Alpi, Pirenei e Massiccio Centrale, farcito di cronometro.

S’inizierà con due tappe mosse, la seconda più della prima. L’arrivo di domenica sul Mur de Bretagne, che nel 2018 costò a Tom Dumoulin la vittoria finale, darà una prima impronta alla classifica che verrà poi ulteriormente indirizzata mercoledì 30 giugno dai 27 km contro il tempo da Changé a Laval. La frazione, interamente pianeggiante, dovrebbe permettere agli specialisti di guadagnare terreno sugli scalatori puri. La prima settimana si concluderà con le due tappe alpine. Sabato 3 luglio si andrà da Oyonnax a Le Grande Bornand. Saranno cinque i GPM da affrontare nei 151 km del tracciato con il trittico Côte de Mont-Saxonnex – Col de Romme – Col de la Colombière, tre vette di prima categoria, che deciderà l’esito della corsa, posto che l’ultima asperità si trova ai meno 14 dal traguardo. Il giorno seguente si disputerà la breve ma intensa Cluses – Tignes. Saranno nuovamente cinque i GPM, tra cui il primo Hors Categorie di questa edizione del Tour, il Col du Pré, che precederà la lunghissima Montée de Tignes, 21 km al 5,6% , che terminerà soltanto a duemila metri dallo striscione finale.

Dopo il giorno di riposo, lunedì 5 luglio, avrà inizio il lungo l’attraversamento del Midì che porterà i corridori nell’arco di sei tappe dalle Alpi ai Pirenei. L’unica frazione tra queste che potrebbe avere un peso sulla classifica è l’undecima in programma mercoledì 7 luglio. Infatti, nei quasi 200 km da Sorgues a Malaucène ci sarà da scalare due volte la montagna cara a Francesco Petrarca: il Mont Ventoux. La prima ascensione verrà affrontata dal lato di Sault, più lungo ma meno duro, mentre la seconda ascesa dal versante di Bédoin, con passaggio in vetta a 22 km dall’arrivo, dovrebbe fare più selezione. Sarei disonesto se non esprimessi qualche perplessità sull’effettivo peso che questa giornata potrà avere sull’esito finale della corsa. Sicuramente più rilevante, invece, sarà la prima tappa pirenaica che, domenica 11 luglio, porterà la carovana gialla da Céret ad Andorra La Vella. La corsa potrebbe infiammarsi sull’ultima salita, il Col de Beixalis, la cui vetta è posta a 15 chilometri dalla conclusione.

Superato il secondo giorno di riposo nel Principato, i corridori affronteranno una tre giorni sui Pirenei che presenterà un crescendo di difficoltà. La sedicesima tappa da Pas de la Case a Saint-Gaudens sembra più adatta ad una fuga di comprimari. Diverso il discorso per la successiva Muret – Saint-Lary-Soulan con 178 chilometri che terminano sul Col du Portet che sarà preceduto da Peyresourde e Col de Val-Louron-Azet. In ultimo, la breve Pau – Luz Ardiden, di soli 130 chilometri, costituirà l’ultima occasione per gli scalatori con il suo finale arcigno: da Sainte-Marie-de-Campan si scalerà il leggendario Col du Tourmalet, seguito da una lunga picchiata fino a Luz-Saint-Sauveur e, infine, dalla salita finale verso il traguardo. Toccherà eventualmente poi alla crono finale da Libourne a Saint-Emilion, in programma sabato 17 luglio, dirimere lungo i suoi 31 km gli ultimi dubbi sulla classifica generale prima della passerella finale sui Campi Elisi.

Sono tre, tra corridori e squadre, coloro che possono legittimamente aspirare al successo finale. Tadej Pogacar (UAE – Team Emirates), lo sloveno campione uscente, il suo connazionale Primoz Roglic (Team Jumbo Visma) e la corazzata Ineos Grenadiers con il suo poker d’assi: il gallese Geraint Thomas, vincitore del Tour 2018, l’ecuadoriano Richard Carapaz, trionfatore al Giro d’Italia 2019 e conquistatore del recente Giro di Svizzera, l’inglese Tao Geoghegan Hart, sorprendente maglia rosa finale del Giro 2020, e l’australiano Richie Porte, terzo l’anno scorso alle spalle dei due sloveni. Difficilissimo che altri possano inserirsi nella lotta per la maglia gialla finale.

Con solo nove rappresentanti al via, il ciclismo italiano certifica il suo pessimo stato di salute. Tra gli azzurri, solo il neo campione d’Italia Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious) può puntare ad un successo di tappa con un remoto pensierino alla maglia verde della classifica a punti. Daniel Oss (Bora Hansgrohe) e Jacopo Guarnieri (Groupama – FDJ) lavoreranno per le volate dei loro rispettivi capitani, Peter Sagan ed Arnaud Demare. Davide Formolo (UAE – Team Emirates) sarà al servizio di Tadej Pogacar sulle salite. Faticheranno per la propria squadra anche Kristian Sbaragli (Alpecin Fenix), Lorenzo Rota (Intermarchè Wanty Gobert) ed il duo della Deceuninck Quick Step composto da Davide Ballerini e Mattia Cattaneo. Ho lasciato, volutamente ultimo, Vincenzo Nibali (Trek Segafredo). Nel 2019, vincendo la frazione alpina conclusiva di Val Thorans, sembrava essersi accomiatato in modo perfetto dalla corsa che lo ha reso immortale. Ora, dopo una stagione e mezza in sordina, torna alla Grande Boucle con il dichiarato intento di preparare la gara olimpica in linea del prossimo 24 luglio, non avendo neppure la certezza di venire convocato a disputarla. Si può solo sperare in una prova d’orgoglio dello Squalo dello stretto nel ricordo dei suoi giorni di gloria.

(All pictures and articles, copyright © by the author, we use, are for editorial and non-commercial usages only)