by Simone Gambino @tpi.it 30May (Credit Photo: www.giroditalia.it ©RCSMediagroup)

Il colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadier) ha vinto il 104° Giro d’Italia. A sette anni di distanza dal successo di Nairo Quintana, un altro cafetero porta a casa la maglia rosa, la terza nelle ultime otto edizioni per l’America Latina, se si considera anche il trionfo dell’ecuadoriano Richard Carapaz nel 2019. Con una splendida prova di perseveranza il ragusano Damiano Caruso (Bahrain Victorious) ha conquistato la piazza d’onore a 1’29” dal vincitore.

L’inglese Simon Yates (BikeExchange) si è piazzato al terzo posto con un ritardo di 4’15” precedendo il giovane russo Alexander Vlasov (Astana-PremierTech) a 6’40” mentre per il quinto posto a 7’24”, a parità di ore, minuti e secondi, si è dovuto ricorrere al conteggio dei centesimi che hanno privilegiato Daniel Martinez (Ineos Grenadier), fedele scudiero di Bernal, rispetto al portoghese Joao Almeida (Deceuninck-QuickStep).

La cronometro conclusiva, da Senago a Piazza del Duomo a Milano, di poco superiore ai 30 km, ha registrato la vittoria del campione del mondo Filippo Ganna(Ineos Grenadier). La maglia iridata ha preceduto il francese Remì Cavagnà (Deceuninck-QuickStep) di 12” ed il compagno di nazionale nelle prove contro il tempo Edoardo Affini (Jumbo-Visma) di 13”. È stata la settima vittoria di tappa su 21 frazioni per l’Italia che, oltre alla doppietta di Ganna contro il tempo, in apertura e chiusura, ha potuto gioire per i successi di Andrea Vendrame (Team AG2R Citroen) a Bagno di Romagna, Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) a Verona, Lorenzo Fortunato (EOLO-Kometa) sullo Zoncolan, Alberto Bettiol (EF Education Nippo) a Stradella e Damiano Caruso all’Alpe Motta.

Bernal, che come capitano della Ineos Grenadier, squadra del vincitore dello scorso anno Tao Geoghegan Hart, portava il numero uno sulla schiena, lo è stato di fatto per l’intera durata della corsa con il solo passaggio a vuoto dell’arrivo di Sega di Ala, dove comunque, grazie al fido Martinez, ha limitato i danni sotto al minuto. Damiano Caruso ha corso il Giro che ci si aspettava da lui: saggio e paziente. Solo nella penultima tappa, con il podio ormai al sicuro, ha tentato di far saltare il banco, fallendo in questa impresa ma ottenendo una splendida vittoria.

Tutto sommato deludente Simon Yates che ha avuto il merito d’aver messo in crisi Bernal a Sega di Ala ma ha anche registrato diversi passaggi a vuoto nelle tappe, sulla carta, a lui congeniali. Il ciclismo italiano stasera può sorridere, un po’ meno se si guarda al futuro. Caruso, 34 anni ad ottobre, avrà finalmente l’anno prossimo la possibilità di correre da capitano in partenza una grande corsa a tappe. Dietro a lui, però, per trovare un altro azzurro in classifica bisogna scendere al 15° posto a 47’21”di Davide Formolo (UAE Emirates) seguito a ruota da Lorenzo Fortunato, Diego Ulissi (UAE Emirates) e Vincenzo Nibali (Trek Segafredo).

Per quest’ultimo, staccato più d’un’ora da Bernal, è possibile che questo sia stato l’ultimo Giro: un mesto finale di carriera per il più grande corridore che l’Italia ha prodotto negli ultimi 50 anni. Doverosa, infine, una menzione per Giulio Ciccone(Trek Segafredo) che, in tutta probabilità, avrebbe chiuso tra i primi dieci se non fosse stato costretto al ritiro, a quattro giorni dalla fine, dalle conseguenze della caduta nella discesa del Passo San Valentino.

Pur non essendo stata perfetta, l’organizzazione di RCS merita un plauso. Forse la decisione di accorciare il tappone dolomitico, cancellando i passaggi in vetta al Fedaia ed al Pordoi, è stata affrettata ed eccessivamente improntata alla prudenza ma, di questi tempi, non si può fare una colpa a chi è troppo cauto. Allestire il Giro è impresa titanica in circostanze normali. Quelle attuali, per quanto in costante miglioramento, sono ancora lungi dall’esserlo.

Giro d’Italia 2021, ventesima tappa: Caruso – tappa e secondo posto. Il giro 2021 è di Bernal

29May (Credit Photo: www.giroditalia.it ©RCSMediagroup)

Damiano Caruso (Bahrain Victorious) ha vinto la ventesima tappa del 104° Giro d’Italia, l’ultima in linea. Il ciclista ragusano ha preceduto di 24” sul traguardo dell’Alpe Motta la maglia rosa Egan Bernal (Ineos Grenadier) con un altro colombiano, sempre della Ineos, Daniel Martinez, terzo a 35”. Immutata nelle posizioni, ma non nei distacchi, la classifica generale. Bernal domani potrà difendere nei 30 km della crono conclusiva il rassicurante margine di 1’59” su Caruso. Simon Yates (BikeExchange), sempre terzo in graduatoria ma non pervenuto oggi, è intanto sprofondato a 3’23 dal leader della corsa.

Questa ha sentenziato una frazione, indubbiamente emozionante, ma nella quale il risultato finale del Giro non è mai stato in discussione. L’episodio decisivo ha avuto luogo a 50 km dal traguardo, in territorio svizzero, a metà della discesa del Passo del San Bernardino. Il Team DSM improvvisava un attacco di squadra con il capitano Romain Bardet che si trascinava dietro due gregari, l’australiano Chris Hamilton e l’olandese Michael Storer. Replicava subito la Bahrain Victorious con Caruso che partiva all’inseguimento in compagnia del fido Pello Bilbao.

A fine discesa, il quintetto si ricompattava recuperando anche i cinque fuggitivi della prim’ora: Louis Vervaeke (Alpecin-Fenix), Simon Pellaud (Androni Giocattoli – Sidermec), Giovanni Visconti (Bardiani-CSF-Faizanè), Felix Großschartner (BORA – Hansgrohe) e Vincenzo Albanese (EOLO-Kometa). I 10 attaccanti trovavano subito l’accordo nel fondo valle, prima della salita al Passo dello Spluga, costringendo la Ineos a sacrificare Salvatore Puccio per evitare che il distacco si dilatasse.

I fuggitivi iniziavano l’ascesa con 23” di vantaggio sulla maglia rosa. A metà arrampicata il margine era più che raddoppiato con solo quattro superstiti in testa, Bardet e Caruso con i rispettivi luogotenenti Storer e Bilbao, che potevano vantare ben 52” su Bernal. A questo punto, a chiudere la minuscola speranza che il ragusano potesse ribaltare il Giro, interveniva Jonathan Castroviejo.

Lo spagnolo della Ineos, ottimo cronoman, prendeva la testa del gruppo, recuperando già 10” al GPM. A metà discesa il vantaggio dei battistrada era ulteriormente sceso a 32”. C’era, però, un problema per la Ineos: l’azione di Castroviejo era stata così incisiva da mettere in crisi il compagno di squadra Daniel Martinez, destinato alla protezione di Bernal nella salita finale verso l’Alpe Motta. Il rallentamento per attenderlo consentiva ai fuggitivi di tornare avanti di 40”. Con questo distacco si arrivava all’imbocco della erta conclusiva, a 7 km dall’arrivo.

Salendo verso il traguardo, Bilbao e Storer spendevano rapidamente le ultime energie, lasciando Bardet e Caruso soli a giocarsi la tappa. Dietro, intanto, Martinez imprimeva ai migliori un ritmo forsennato che riduceva il gruppo degli inseguitori a poche unità. Ai meno quattro il vantaggio del duo di testa era sceso a 30” con Bardet che faceva fatica a tenere la ruota dell’aquila degli Iblei.

Dietro Bernal e Martinez restavano soli con Yates, Joao Almeida (Deceuninck-QuickStep) e Alexander Vlasov (Astana-PremierTech) che dovevano riporre ogni aspirazione di successo nel cassetto. Caruso staccava Bardet ai meno 1.500 con il francese che veniva superato anche dai due colombiani della Ineos. Martinez riusciva così a guadagnare un posto in classifica generale, salendo al sesto posto. A lui e Castroviejo va grande parte del merito se Bernal, comunque ritrovato dopo la giornata no di Sega di Ala, ha potuto vivere oggi una giornata tutto sommato tranquilla.

Domani si chiude con la crono finale, di poco superiore ai 30 km, da Senago a Piazza del Duomo a Milano. Diversamente da sette mesi fa, quando Tao Geoghegan Hart e Jai Hindley, alla pari in classifica, si giocarono il Giro in una nuova forma d’ordalia, domani, invece, per i primi tre la frazione sarà una passerella. Più interessante, invece, la lotta per le posizioni di rincalzo posto che tra Vlasov, quarto, ed Almeida, ottavo, ci sono solo 103 secondi. Il portoghese domani contenderà a Filippo Ganna (Ineos Grenadier) la vittoria di giornata e, nel farlo, tenterà anche di risalire, quanto più possibile in graduatoria.


Giro d’Italia 2021, diciannovesima tappa: tanto rumore per poco

28 May (Credit Photo: www.giroditalia.it ©RCSMediagroup)

L’inglese Simon Yates (BikeExchange) ha vinto la diciannovesima tappa del 104° Giro d’Italia da Abbiategrasso all’Alpe di Mera in Valsesia. La frazione era stata ridotta di 10 km, da 176 a 166, a seguito della decisione, presa da RCS, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Piemonte e tutte le altre istituzioni interessate, di omettere dal percorso il GPM del Mottarone a seguito del tragico incidente di domenica scorsa. Al secondo posto si è classificato il portoghese Joao Almeida (Deceuninck-QuickStep) con un ritardo di 11” che ha preceduto la maglia rosa Egan Bernal (Ineos Grenadier) che ha limitato i danni perdendo solo 28”, soprattutto grazie all’eccezionale lavoro della sua squadra. Il colombiano ha leggermente ampliato il suo vantaggio su Damiano Caruso (Bahrain Victorious), sempre secondo a 2’29”. Simon Yates, terzo, si è avvicinato ed ora è staccato di 2’49”.

La corsa partiva a razzo, oltre i 60 all’ora nei primi 40 chilometri, fino a quando si materializzava la fuga di giornata composta da sei corridori: Andrea Pasqualon (Intermarché Wanty Gobert), Giovanni Aleotti (Bora-hansgrohe), Nicola Venchiarutti (Androni Giocattoli-Sidermec), Lawrance Warbasse (AG2R Citroen Team), Quinten Hermans (Intermarché Wanty Gobert), Mark Christian (Eolo Kometa). Il plotone, guidato da Deceuninck e BikeExchange non dava spazio all’attacco il cui vantaggio non raggiungeva mai i quattro minuti. L’assorbimento dei fuggitivi a 9 km dal traguardo, proprio nel momento in cui iniziava l’ascesa finale, segnava l’inizio delle ostilità tra i big della graduatoria.

La Deceuninck tirava il collo al gruppo riducendolo a 20 unità ai meno 6 quando partiva Almeyda, seguito quasi subito da Yates, Caruso, Alexander Vlasov (Astana-PremierTech) e George Bennett (Jumbo Visma). Yates scattava nuovamente guadagnando rapidamente terreno. Sotto lo striscione dei meno 4 all’arrivo il suo vantaggio sulla maglia rosa era di 30”. In tutto ciò, la Ineos non rispondeva, proseguendo con il suo passo la salita. Guidato da un superlativo Castroviejo, Bernal riprendeva gli altri attaccanti. Martinez subentrava allo spagnolo e riportava la maglia rosa a 20” dall’inglese prima di scansarsi a due chilometri dal traguardo. Bernal, a questo punto, forzava l’andatura. Gli resisteva solo Almeida mentre Caruso perdeva una ventina di metri. Ad ottocento metri dall’arrivo il portoghese lasciava sul posto la maglia rosa, tentando senza successo d’andare a prendere Yates. Bernal soffriva gli ultimi metri ma, alla fine, poteva ritenersi soddisfatto dell’esito della frazione.

Domani va in scena la ventesima tappa, l’ultima in linea di questa edizione della corsa rosa. Non mancheranno le difficoltà con 40 km di strada all’insù sui 164 previsti da Verbania fino all’Alpe Motta. Si sconfinerà in Svizzera dopo 106 km attraverso il Passo del San Bernardino, 2.065 metri d’altezza, per rientrare in Italia ai meno 30 dal traguardo attraverso il Passo dello Spluga, 2.115 sul livello del mare. Seguirà la discesa su Campodolcino da dove comincerà l’ascesa finale ai 1.727 metri dell’arrivo, un’arrampicata di 7.300 metri con un dislivello di 552 al 7,6%. Simon Yates sa che se vorrà ribaltare questo Giro d’Italia, infliggendo ad Egan Bernal tre minuti di distacco, non potrà aspettare l’ultima salita. Damiano Caruso, per parte sua, deve sperare in una giornata nera per entrambi i duellanti per diventare il gaudente terzo. Sarà emozionante, comunque vada.

Giro d’Italia 2021, diciottesima tappa: Bettiol, dalle Fiandre all’Oltrepò Pavese

27 May (Credit Photo: www.giroditalia.it ©RCSMediagroup)

Alberto Bettiol (EF Education Nippo) ha vinto la diciottesima tappa del 104° Giro d’Italia da Rovereto a Stradella, la più lunga di questa edizione con i suoi 231 km. Il vincitore del Giro delle Fiandre 2019 ha preceduto di 17” Simone Consonni (Cofidis) che ha regolato in volata l’irlandese Nicholas Roche (Team DSM). Immutata la classifica generale con Egan Bernal (Ineos Grenadier) che mantiene la maglia rosa. Il colombiano conserva un vantaggio di 2’21” su Damiano Caruso (Bahrain Victorious) e 3’23 sull’inglese Simon Yates (BikeExchange).

Frazione difficile da raccontare per la totale latitanza del gruppo, giunto al traguardo con un ritardo di 23′ 30”, che ha trattato la tappa a mo’ d’allenamento. Dopo un’ora di scaramucce andava via una fuga con i seguenti 23 corridori: Andrea Vendrame (AG2R Citroën), Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix), Simon Pellaud, Andrii Ponomar, Natnael Tesfatsion (Androni-Sidermec), Samuele Battistella, Gorka Izagirre (Astana-PremierTech), Filippo Zana (Bardiani-CSF-Faizanè), Simone Consonni (Cofidis), Rémi Cavagna (Deceuninck-QuickStep), Alberto Bettiol (EF-Nippo), Francesco Gavazzi, Samuele Rivi (EOLO-Kometa), Wesley Kreder (Intermarché-Wanty-Gobert), Patrick Bevin (Israel Start-Up Nation), Stefano Oldani (Lotto Soudal), Dario Cataldo (Movistar), Nikias Arndt, Nico Denz, Nicolas Roche (Team DSM), Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Max Richeze, Diego Ulissi (UAE Team Emirates). Fondamentale per il successo di quest’azione è stato il lavoro nel plotone della Bora Hansgrohe di Peter Sagan che ha ostacolato coloro che cercavano di ricucire lo strappo. Con la fuga al sicuro, e i punti per la maglia ciclamino fuori dall’equazione, il tricampione del mondo slovacco è ora sicuro del successo in questa classifica, obiettivo primario della sua venuta al Giro d’Italia.

I fuggitivi pedalavano tranquilli fino ai meno 30 dall’arrivo quando, entrati nell’Oltrepo pavese, incontravano l’anello finale del percorso odierno, consistente in continui saliscendi. Partiva, a questo punto, il francese Remi Cavagnà che, sorprendendo i suoi ex compagni di fuga, guadagnava rapidamente mezzo minuto. Con questo vantaggio, il cronoman transalpino affrontava lo strappo di 1600 metri di Cigognola, posto a 15 km dal traguardo. Sull’ascesa, rompeva gli indugi Alberto Bettiol. Il toscano, inseguito solo dall’irlandese Nicolas Roche, scollinava a soli 10” dal battistrada. Roche raggiungeva poi Bettiol nella discesa ma non collaborava con lui nel dare la caccia a Cavagnà, il cui vantaggio tornava a salire a 17”. La salita di Canneto Pavese, a 8 km dall’arrivo decideva la corsa. Nello spazio di 2.000 metri, il toscano prima staccava Roche e poi fagocitava Cavagnà, piantatosi sull’erta, involandosi così verso la sua prima vittoria in una frazione di un grande giro.

Domani inizia il trittico conclusivo di questo 104° Giro d’Italia. La diciannovesima tappa da Abbiategrasso all’Alpe di Mera in Valsesia è stata ridotta di 10 km, da 176 a 166, a seguito della decisione, presa da RCS, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Piemonte e tutte le altre istituzioni interessate, di omettere dal percorso il GPM del Mottarone a seguito del tragico incidente avvenuto domenica scorsa. La partita, in ogni caso, si giocherà sui 10 km finali di ascesa al traguardo con una pendenza media del 9% che raggiungerà un tetto del 14% a 4.000 metri dallo striscione del traguardo. Solo allora sapremo se Egan Bernal abbia effettivamente dei problemi o se il passaggio a vuoto di ieri a Sega di Ala sia stato solo un passaggio a vuoto occasionale.

Giro d’Italia 2021, diciassettesima tappa: passo falso per Bernal a Sega di Ala. Nibali sull’orlo del ritiro

26 May (Credit Photo: www.giroditalia.it ©RCSMediagroup)

L’irlandese Daniel Martin (Israel Start Up Nation) ha vinto la diciassettesima tappa del 104° Giro d’Italia, la frazione interamente trentina di 193 km che portava i corridori da Canazei all’inedito traguardo in salita di Sega di Ala. Al secondo posto si è classificato il portoghese Joao Almeida (Deceuninck Quick Step) a 13” con l’inglese Simon Yates (BikeExchange) terzo a 30”. Eccellente la prova del livornese Diego Ulissi (UAE Emirates), quarto a 1’20, davanti a Damiano Caruso (Bahrain Victorious), con il duo Ineos Grenadier, composto da Daniel Martinez e dalla maglia rosa Egan Bernal a 1’23”. Il colombiano, pur nella sua peggiore giornata, ha conservato saldamente la maglia rosa con un vantaggio di 2’21” su Caruso e 3’23 sul rimontante Yates. Dietro a questo trio c’è il vuoto, posto che il quarto in graduatoria, Alexander Vlasov (Astana Premier Tech), è staccato di 6’03”.

La partenza in discesa da Canazei ha prodotto una prima ora a 52 di media. Il susseguente rallentamento generava la fuga di giornata con i seguenti 20 corridori: Geoffrey Bouchard (AG2R Citroën), Giovanni Carboni (Bardiani-CSF-Faizanè), Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), Luis Leon Sanchez (Astana-PremierTech), Gianni Moscon (Ineos Grenadiers), Valerio Conti, Alessandro Covi, Diego Ulissi (UAE Team Emirates), James Knox, Pieter Serry (Deceuninck-QuickStep), Jan Hirt, Quinten Hermans, Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty-Gobert), Dan Martin (Israel Start-Up Nation), Felix Großschartner (Bora-hansgrohe), Matteo Badilatti (Groupama-FDJ), Matteo Jorgenson, Antonio Pedrero (Movistar), Jacopo Mosca (Trek-Segafredo) e Simone Ravanelli (Androni Giocattoli – Sidermec). Questi attaccanti raggiungevano un vantaggio massimo di 5’30” a 100 km dall’arrivo.

Yates, a questo punto, schierava la Bike Exchange davanti per tenere alto il ritmo del gruppo. In questo modo il vantaggio dei fuggitivi scendeva, dapprima, a 3’40” ai piedi del GPM di San Valentino e poi a 2’30 in cima alla salita, a 37 km dal traguardo, dove transitava primo Bouchard che così consolidava la sua maglia azzurra. Davanti, con il francese, rimanevano Carboni, Martin, Moscon, Pedrero e Ravanelli. A metà discesa una caduta toglieva di mezzo il duo Trek Segafredo: Giulio Ciccone riusciva temporaneamente a rientrare in gruppo, per poi staccarsi sull’ascesa finale, mentre Vincenzo Nibali riportava danni al braccio destro, la parte già lesionata nell’infortunio al polso del 14 aprile, terminando la tappa attardato di più d’un quarto d’ora. Il suo Giro potrebbe essere finito.

Il sestetto al comando attaccava la salita finale di 12 km con 1’30” di vantaggio su un gruppo ormai ridotto a 20 unità. Martin rompeva subito gli indugi sgretolando gli attaccanti. La sua scelta si dimostrava vincente perché dietro si scatenava il pandemonio. Ai meno 5 partiva Almeyda. Poco dopo era la volta di Yates che si trascinava dietro Bernal con il fido Martinez. Caruso limitava i danni. A tre km dall’arrivo il colpo di scena: cedeva Bernal. Martinez non se ne accorgeva subito e doveva praticamente fermarsi ad aspettarlo. Rientravano così sul duo Ineos Caruso ed un sorprendente Ulissi. Yates superava Almeyda per poi venire, a sua volta, saltato dal portoghese sotto lo striscione dell’ultimo chilometro. Martin, intanto, andava a cogliere una meritatissima vittoria. Avendo già vinto tappe a Tour e Vuelta, ora fa parte del ristretto club di chi ha vinto in tutti i tre grandi giri. Bernal arrivava stravolto, pur conservando un solido vantaggio in classifica. Cosa sarebbe successo se non avesse avuto Martinez al suo fianco resterà argomento di mistero perenne. Dopotutto, è proprio per questo che la Ineos viene definita una corazzata e non una squadra.

Domani è in programma la 18ma frazione da Rovereto a Stradella, la più lunga del Giro 2021 con i suoi 231 km. Con i suoi saliscendi finali, sembra fatta su misura per Diego Ulissi sempre che non vada a buon fine l’inevitabile fuga di giornata.

Giro d’Italia 2021, sedicesima tappa: la perla delle Dolomiti incorona Egan Bernal signore del Giro

24 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Il colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadiers) ha vinto la sedicesima tappa del 104° Giro d’Italia, il rabberciato tappone dolomitico da Sacile a Cortina d’Ampezzo. Il vincitore del Tour de France 2019 ha preceduto sul traguardo di 27″ il duo formato dal redivivo francese Romain Bardet (Team DSM) e dal siciliano Damiano Caruso (Bahrain Victorious). La classifica generale assume connotati sempre più definiti con Bernal che aumenta il suo vantaggio su Caruso, salito al 2° posto in classifica, a 2′ 24″ con Hugh Carthy (EF Education Nippo) terzo a 3’40”.

La giornata è iniziata con la decisione di accorciare di 59 km la tappa. Il taglio ha implicato la rinuncia a scalare il Fedaia ed il Pordoi trasformando il Passo Giau nella Cima Coppi di questa edizione del Giro d’Italia. Dopo 40 km di gara, nella discesa del GPM della Crosetta, andavano via in sei: Vincenzo Nibali e Amanuel Ghebreigzabhier (Trek Segafredo), Antonio Pedrero (Team Movistar), Davide Formolo (UAE Emirates), Gorka Izaggirre (Astana Premier Tech) e Joao Almeida (Deceuninck Quick Step). Questo sestetto guadagnava un vantaggio massimo di 4’40” sulla maglia rosa a 50km dal traguardo. In mezzo tra questi due estremi, un gruppo di 18 contrattaccanti cercava di ricucire sui battistrada.

Poco prima dell’inizio della salita del Passo Giau, la EF imponeva una drastica accelerazione alla corsa che causava il graduale e disperato recupero dei fuggitivi lungo i tornanti del Giau. A due terzi dell’ascesa Bernal rompeva gli indugi sgretolando il gruppo. Andavano in crisi Simon Yates (BikeExchange) ed Aleksandr Vlasov (Astana Premier Tech) mentre riuscivano a limitare i danni Bardet e Caruso che scollinavano con un minuto di ritardo sulla maglia rosa. Nella discesa finale, i due inseguitori riuscivano a dimezzare il vantaggio ma poco importava. Egan Bernal si concedeva un arrivo trionfale con tanto di svestizione della mantellina sul pavè bagnato. Il trionfo di un campione che sa che domenica prossima a Milano sarà inciso il suo nome sul Trofeo Senza Fine.

Domani è previsto il secondo giorno di riposo in Val di Fassa. Mercoledì è in programma la 17ma tappa: 193 km da Canazei all’inedito traguardo in salita di Sega di Ala. Sarà sazio Re Egan o assisteremo ad un suo terzo assolo?

Giro d’Italia 2021, quindicesima tappa: A GORIZIA SUONA L’ORA DI CAMPENAERTS

23 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Il primatista mondiale dell’ora Victor Campenaerts (Qhubeka Assos) ha vinto la 15ma tappa del 104° Giro d’Italia che portava i corridori da Grado a Gorizia. Il belga ha battuto in uno sprint a due l’olandese Oscar Riesebeek (Alpecin Fenix) con il tedesco Nikias Arndt (Team DSM) terzo a 7”. Invariata la classifica generale con il colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadiers) in maglia rosa con un vantaggio di 1’33” sull’inglese Simon Yates (Bike Exchange). Damiano Caruso (Bahrain Victorious) mantiene la terza posizione con un distacco di 1’51”.

I 147 km del percorso odierno prevedevano anche uno sconfinamento in Slovenia con un breve circuito da ripetersi tre volte al culmine del quale era piazzato un GPM di quarta categoria: Gornje Cerovo, lungo 1.700 metri con una pendenza media dell’8,1%. Piazzata tra lo Zoncolan ed il tappone dolomitico di domani, questa frazione, ancor prima della partenza, era destinata a dare spazio ai comprimari. Subito dopo il via, con un tentativo di fuga già in atto, una caduta in fondo al plotone costringeva la giuria a neutralizzare la corsa. Tra coloro che erano finiti a terra, Emanuel Buchmann (Bora Hansgrohe), sesto in classifica questa mattina, era costretto al ritiro. Insieme a lui abbandonavano il Giro anche Jos Van Emden (Jumbo Visma), Ruben Guerreiro (EF Education Nippo) e Natnael Berhane (Cofidis).

Alle 13.55 aveva luogo la seconda partenza con la fuga che andava via in meno di un chilometro. Ne erano protagonisti 15 corridori: Lars van den Berg (Groupama-FDJ), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Quinten Hermans (Intermarché Wanty Gobert), Dario Cataldo e Albert Torres (Movistar), Harm Vanhoucke e Stefano Oldani(Lotto Soudal), Niklas Arndt (Team DSM), Dries De Bondt e Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix), Victor Campenaerts, Maximilian Walscheid e Lukasz Wisniowski (Qhubeka-Assos), Juan Sebastian Molano (UAE Team Emirates) e Simone Consonni (Cofidis). La corsa del gruppo, staccato di un quarto d’ora nel giro di pochi chilometri, finiva qui.

I fuggitivi procedevano in armonia fino all’ultimo passaggio sulla salita di Gornje Cerovo ai meno 16 dall’arrivo. A questo punto partiva un terzetto formato da Campenaerts, Riesebeek e Torres, con quest’ultimo che perdeva contatto in vista del GPM. Sotto al diluvio, appena scoppiato, i due battistrada riuscivano a mantenere un vantaggio esiguo su un gruppetto d’inseguitori, formatosi nella discesa, andando a giocarsi il successo allo sprint. Campenaerts vinceva agevolmente saltando Riesebeek, partito troppo presto, a 50 metri dallo striscione del traguardo.

Domani va in scena la tappa regina: la cavalcata dolomitica da Sacile a Cortina d’Ampezzo. I corridori saranno attesi da 212 km con 5.500 metri di dislivello e quattro GPM, tutti di prima categoria. In partenza, si scalerà La Crosetta che sarà seguita da 100 km di falsopiano in leggera salita. Poi, nello spazio di 75 km, saranno affrontate tre salite che hanno fatto la storia del ciclismo: il Passo Fedaia, dal suo versante più duro da Malga Ciapela, il Passo Pordoi, Cima Coppi di quest’anno a quota 2.239, ed il Passo Giau, da cui si scenderà in picchiata per 10 km fino al traguardo. Sul traguardo ampezzano sarà più chiaro chi si porterà a casa quest’anno il Trofeo Senza Fine.

Giro d’Italia 2021, quattordicesima tappa: non solo Alberto Tomba a Castel dei Britti

 by Simone Gambino @tpi.it 22 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Il bolognese Lorenzo Fortunato (Eolo KOMETA) ha vinto, a sorpresa ma con pieno merito, la 14ma tappa del 104° Giro d’Italia che portava i corridori da Cittadella ai 1.730 metri del Monte Zoncolan. Fortunato, di Castel dei Britti come Alberto Tomba, ha proceduto di 26″ all’arrivo lo sloveno Jan Tratnik (Bahrain Victorious) con l’ottimo Alessandro Covi (UAE Emirates). Quarto a 1’43 la maglia rosa Egan Bernal (Ineos Grenadiers) che ha ulteriormente rafforzato il suo controllo sul Giro. Ora il colombiano può vantare un vantaggio di 1’33” su Simon Yates (Bike Exchange) con Damiano Caruso (Bahrain Victorious) che conserva la terza posizione a 1’51” con sei secondi di vantaggio su Alexander Vlasov (Astana Premier Tech) che ha perso due posizioni in classifica.

La tappa presentava tre GPM: Castello di Canepa, dopo 73 km, e la Forcella Monte Rest, dopo 147, prima dell’ascesa finale ai 1.730 metri del traguardo con gli ultimi 4 km con una pendenza media del 12%, compreso un muro finale al 27% all’ultimo chilometro. Dopo 20 km partiva una fuga forte di 11 corridori: Andrii Ponomar (Androni Giocattoli Sidermec), Jan Tratnik (Bahrain Victorious), George Benett ed Edoardo Affini (Jumbo Visma), Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato (Eolo KOMETA), Bauke Mollema e Jacopo Mosca (Trek Segafredo), Alessandro Covi (UAE Emirates), Remy Rochas (Cofidis) e Nelson Oliveira (Team Movistar). Gli attaccanti guadagnavano rapidamente sette minuti fino a quando l’Astana non si prendeva l’onere di fare l’andatura per assicurarsi che il vantaggio non aumentasse a dismisura.

La situazione restava cristallizzata grazie agli sforzi di Affini e Mosca, il cui lavoro davanti consentiva agli attaccanti di prendere la salita finale con 6’30” di vantaggio. Ai meno dieci dall’arrivo partiva davanti Tratnik proprio nel momento in cui la Ineos si assumeva il comando delle operazioni nel gruppo dei migliori. Il vantaggio degli originali attaccanti, ormai sparpagliati lungo la salita, cominciava a scendere. Nel frattempo, Fortunato partiva da dietro e si portava su Tratnik a 5 km dall’arrivo. Cominciavano i cedimenti tra i big. Il primo era purtroppo Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) che all’arrivo avrebbe accusato 12 minuti.

Iniziava il tratto duro, gli ultimi 4 km al 13%. Fortunato staccava Tratnik e si involava verso la vittoria. Dietro partiva Yates che frantumava il gruppo, eccezion fatta per l’uomo in maglia rosa. Bernal, con grande cinismo, sfruttava il lavoro del britannico per distanziare Vlasov e Caruso. Poi, impietosamente, a 500 metri dal traguardo lasciava l’inglese sul posto per guadagnare altri secondi preziosi. Domani è in programma la 15ma tappa, una passeggiata tutta isontina di 147 km da Grado a Gorizia con tanto di sconfinamento in Slovenia, terra egemone del ciclismo contemporaneo. Con lo Zoncolan nelle gambe e la prospettiva del tappone dolomitico l’indomani dovrebbe esserci gloria anche per i comprimari.

Giro d’Italia 2021, presentazione quattordicesima tappa: la settima volta del Kaiser.

21 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Quella di domani, 22 maggio 2021, sarà la settima volta che il Giro d’Italia affronterà il Monte Zoncolan, il colosso delle Alpi Carniche. E’ una delle rare salite in cui l’arrivo della corsa praticamente coincide con la vetta della montagna. Infatti, l’altezza dello Zoncolan è 1750 metri mentre lo striscione del traguardo verrà posto solo 20 metri più in basso.

Lo Zoncolan ha esordito al Giro nel 2003 quasi a furor di popolo. Merito esclusivo di questa new entry va data ad Enzo Cainero, il pigmalione dello sport friulano che seppe raccogliere l’invito di migliaia di ciclo amatori che invocavano l’introduzione di questa salita dai due versanti. Il più morbido da Sutrio misura 15 chilometri. Su questo lato le pendenze s’impennano solo negli ultimi 3.750 metri. Verrà rispolverato domani dopo 18 anni, essendo stato utilizzato solo per la prima ascesa. La seconda opzione, che parte da Ovaro, è ben più feroce. Lunga “solo” 12 chilometri ha pendenze sempre in doppia cifra con sede stradale dimezzata rispetto all’ascesa da Sutrio. Cinque delle sei ascese disputate fino ad ora sono state da Ovaro.

In ordine cronologico, ricordo gli eventi salienti dei sei precedenti arrivi:

2003 – da Sutrio, dodicesima tappa. Il primo Zoncolan arrivò relativamente presto nel percorso di quel Giro. Vinse Gilberto Simoni che distanziò di mezzo minuto sul traguardo Stefano Garzelli, secondo quel giorno e anche a Milano a fine corsa. Terzo fu Francesco Casagrande che precedette Marco Pantani. Di quella prima volta restano memorabili le riprese dall’elicottero di Garzelli e Pantani, simili a due testuggini, che procedono lentissimi sul muro finale che precedeva l’arrivo.

2007 – da Ovaro, diciassettesima tappa. Con Danilo Di Luca padrone della corsa, per la prima volta si saliva da Ovaro. Fu l’unica volta che anch’io, in auto ovviamente, affrontai questo versante in cui più volte temetti per il motore della vettura sollecitato da continui stop e go e da un uso eccessivo della prima marcia. Ci fu il bis di Gilberto Simoni, coadiuvato da un eccezionale Leonardo Piepoli: un autentico Trofeo Baracchi della montagna, concluso con un doppio arrivo a braccia alzate.

2010 – da Ovaro, quindicesima tappa. L’edizione più celebrata, l’unica corsa di domenica in una splendida giornata di sole davanti a 150mila spettatori che riempivano l’anfiteatro naturale del Kaiser. Fu probabilmente anche l’occasione in cui il peso della tappa ebbe maggior valenza sul risultato finale del Giro con Ivan Basso, vincitore in rosa una settimana dopo a Verona, che ebbe la meglio dopo un durissimo testa a testa sull’australiano Cadel Evans in maglia iridata.

2011 – da Ovaro, quattordicesima tappa. Preceduto dal Grossglockner e seguito dal tappone dolomitico con arrivo al Rifugio Gardeccia, lo Zoncolan quell’anno si collocava al centro di un trittico infernale. Fu una tappa travagliata nel contesto di un Giro difficilissimo a causa della tragica morte del ciclista fiammingo Wouter Weylandt occorsa nella terza tappa nella discesa del Passo del Bocco. Le squadre straniere, usando questo drammatico evento come pretesto, contestarono la pericolosità della del Crostis, l’asperità che avrebbe dovuto precedere il Kaiser. Mauro Vegni ed Enzo Cainero accolsero tutte le richieste fatte ma non fu sufficiente! Il Crostis fu tolto dal percorso a tappa in corso con una ristrutturazione del tragitto last minute che lasciò l’amaro in bocca a 100 mila tifosi saliti su entrambe le montagne. Di quella giornata mi resta il ricordo personale dello sfogo per il torto subito di Cainero con i gemelli Viberti, suoi amici ancor più che cronisti, di cui fui testimone a fine giornata in una sala stampa ormai deserta. Per la cronaca vinse il basco Igor Anton davanti ad Alberto Contador, signore assoluto di quel Giro che poi gli sarebbe stato tolto a tavolino in favore di Michele Scarponi.

2014 – da Ovaro, ventesima tappa. Altro passaggio in tono minore quale ultima difficoltà di un Giro già in mano al colombiano Nairo Quintana. A tutt’oggi questa giornata viene ricordato per la caduta, causata da un tifoso irresponsabile in maglia iridata, di Francesco Manuel Bongiorno, che si stava giocando la vittoria con l’australiano Michael Rogers. Rimasto solo grazie a questo incidente, Rogers riuscì a portare a casa il successo, rintuzzando l’attacco, forse troppo tardivo dell’enfant du pays, Franco Pellizotti.

2018 – da Ovaro, quattordicesima tappa. La prima vittoria di Chris Froome al Giro d’Italia in una giornata piovosa. Una tappa caratterizzata da distacchi minimi con la maglia rosa Simon Yates, in quel momento padrone della corsa, che diede l’impressione quasi di lasciare il successo all’anziano connazionale. Gli eventi susseguenti mostrarono che non fu così!

Giro d’Italia 2021, tredicesima tappa: finalmente Nizzolo!

20 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

l Campione d’Italia e d’Europa Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) ha vinto la 13esima tappa del 104esimo Giro d’Italia da Ravenna a Verona, lungo 198 chilometri totalmente piatti. Per il brianzolo il successo è arrivato dopo ben 12 secondi posti. Alla piazza d’onore, come nella crono d’apertura a Torino, si è piazzato Edoardo Affini (Jumbo-Visma) con Peter Sagan (Bora Hansgrohe) che ha conquistato un fondamentale terzo posto che ha consentito al tricampione del mondo di conservare la maglia ciclamino di leader della classifica a punti con nove punti di vantaggio sul vincitore odierno. Deludente la prova del neo alfiere olimpico azzurro Elia Viviani (Cofidis), giunto solo nono. Immutata la classifica generale con Egan Bernal (Ineos Grenadiers) in maglia rosa che mantiene 45” sul russo Alexander Vlasov (Astana Premier Tech) con il siciliano Damiano Caruso (Bahrain Victorious) terzo a 1’12”.

La frazione dedicata al sommo poeta Dante Alighieri non è sfuggita al tradizionale canovaccio visto quest’anno al Giro. In partenza, in presenza di un plotone statico, andavano via tre maestri della fuga disperata: Umberto Marengo (Bardiani-CSF-Faizanè), Samuele Rivi (EOLO-Kometa) e Simon Pellaud (Androni Giocattoli – Sidermec). Nel giro di 20 chilometri guadagnavano sette minuti di vantaggio. A questo punto il gruppo incominciava la sua giornata di lavoro. Rapidamente i fuggitivi venivano riportati a distanza di sicurezza, tre minuti dopo 50 chilometri, per poi essere tenuti a bagno maria e finalmente ripresi a sette km dal traguardo. Cominciava a questo punto il lungo avvicinamento alla volata, favorito da una sede stradale larghissima. Lo scatto di Affini ai 500 metri coglieva di sorpresa i velocisti. Il mantovano creava un buco impressionante che veniva colmato con grande destrezza e non senza fatica da Nizzolo che lo superava solo ai meno 50 del traguardo centrando così la tanto agognata prima vittoria rosa.

Domani andrà in scena una delle tappe più attese di questa edizione del Giro. Si pedalerà attraverso 205 chilometri da Cittadella fino al Monte Zoncolan nelle Alpi Carniche. Dopo 130 chilometri tranquilli il gruppo affronterà da Tramonti la Forcella del Monte Rest, famosa nella storia della corsa per essere stato il teatro della guerra civile interna al team Carrera nel 1987 quando l’irlandese Stephen Roche attaccò il suo capitano, Roberto Visentini, in maglia rosa, spodestandolo del simbolo del primato. Dopo la lunga discesa su Casanova, al chilometro 170, si tornerà gradualmente a salire in modo molto dolce fino a Sutrio. Qui inizierà la salita finale con il primo tratto, 14 chilometri all’7,7 per cento, impegnativo ma non durissimo. Decisamente diversi i 3.750 metri finali in cui verrà scalato un dislivello di 432 metri, di poco inferiore al 12 per cento, con lo spaventoso muro al 27 per cento all’ultimo chilometro reso immortale nel 2003 da Marco Pantani e Stefano Garzelli per quello che dall’alto apparì come un autentico scontro al rallentatore tra due testuggini. Pioverà e farà freddo, previsti 6 gradi al momento dell’arrivo. Faremo del nostro meglio per raccontarvi in loco quella che si preannuncia come una giornata memorabile di grande ciclismo.

Giro d’Italia 2021, dodicesima tappa: Vendrame, un arcobaleno azzurro illumina il cielo di Romagna

19 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

L’italiano Andrea Vendrame (AG2R Citroën Team) ha vinto la dodicesima tappa del 104esimo Giro d’Italia, la traversata appenninica di 212 chilometri da Siena a Bagno di Romagna. Il 27enne di Conegliano ha battuto allo sprint l’australiano Christopher Hamilton (Team DSM). Terzo a 15” si è piazzato il vicentino Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) che ha preceduto il campione di Nuova Zelanda George Bennett (Jumbo-Visma). Invariata la classifica generale con Egan Bernal (Ineos Grenadiers) che mantiene 45” sul russo Alexander Vlasov (Astana Premier Tech) con il siciliano Damiano Caruso (Bahrain Victorious) terzo a 1’12”. Questo il risultato, oggettivamente deludente, di una frazione che sulla carta si presentava come una delle più dure della corsa rosa. Invece, partita la solita fuga collettiva, il gruppo dei migliori si è limitato a procedere con il ritmo di controllo impostato ed imposto dalla Ineos.

La parte iniziale della tappa era caratterizzata da una caduta per fortuna senza gravi conseguenze che portava al ritiro di ben cinque corridori: Alessandro De Marchi e Alex Dowsett (Israel Start-Up Nation), Marc Soler (Movistar), Fausto Masnada (Deceuninck-Quick Step) e Gino Mader (Bahrain Victorius). Nel frattempo si era materializzato, all’uscita da Sesto Fiorentino, l’attacco dei seguenti 15 atleti: Simone Ravanelli (Androni Giocattoli-Sidermec), Mikkel Honoré (Deceuninck-Quick Step), Vincenzo Albanese (Eolo Kometa), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Dries De Bondt (Alpecin Fenix), Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo), Christopher Hamilton (Team DSM), Andrea Vendrame, Geoffrey Bouchard (AG2R Citroen Team), Simone Petilli (Intermarché Wanty Gobert), Victor Campenaerts (Qhubeka Assos), Natnael Tesfazion (Androni Giocattoli-Sidermec), Guy Niv (Israel Start-Up Nation), George Bennett (Jumbo-Visma), Nicolas Edet (Cofidis) e Giovanni Visconti (Bardiani CSF Faizanè).

In un alternarsi di pioggia e sole, la frazione proseguiva con il gruppo della maglia rosa che teneva un ritmo così basso da consentire anche ai velocisti di tenere le ruote in salita. Davanti, il francese Bouchard vinceva i primi tre GPM consolidando così la sua maglia azzurra di leader della classifica degli scalatori. Sull’ultima asperità, il Passo del Carnaio, la cui vetta era posta a 10 chilometri dal traguardo, restavano solo in quattro al comando: Bennett, Brambilla, Hamilton e Vendrame. Brambilla appariva il più pimpante ma commetteva l’errore di distrarsi ai meno tre dall’arrivo, entrando in discussione con Bennett sui cambi in testa al gruppetto. Ne approfittavano Hamilton e Vendrame che prendevano 100 metri di vantaggio sui due litiganti. Allo sprint, il ragazzo della Marca non aveva problemi a togliersi di ruota il corridore di Bendigo. Il gruppo dei migliori arrivava a 10 minuti preceduto da Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo) che guadagnava sette platonici secondi.

Domani andrà in scena la 13ma tappa, dedicata a Dante Alighieri. Saranno 198 chilometri, lisci come un tavolo da biliardo, quelli che porteranno la carovana da Ravenna a Verona, le due principali sedi dell’esilio del Poeta. Ci sarà anche un passaggio a Mantova per celebrare Learco Guerra, la locomotiva umana che 90 anni fa vestì la prima maglia rosa. Sarà l’ultima chiamata per gli sprinter prima delle grandi montagne proprio a casa di Elia Viviani (Cofidis), appena nominato alfiere azzurro alla cerimonia d’apertura delle imminenti Olimpiadi di Tokyo.

Giro d’Italia 2021, undicesima tappa: sterrato amaro per Remco. Da domani si corre per il secondo posto

18 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Lo svizzero Mauro Schmid (Qhubeka Assos) ha vinto la undecima tappa del 104esimo Giro d’Italia, l’affascinante cavalcata di 162 chilometri da Perugia a Montalcino. L’elvetico ha preceduto allo sprint l’italiano Alessandro Covi (UAE Team Emirates) con il belga Harm Vanhoucke (Lotto Soudal) terzo a 25”. Sconvolta la classifica generale con Egan Bernal (Ineos Grenadiers) che ha rafforzato la sua maglia rosa, distanziando i suoi avversari. Adesso il secondo in classifica, Alexander Vlasov (Astana Premier Tech), è staccato di 45”. Sale al terzo posto a 1’12” il sempre più convincente Damiano Caruso (Bahrain Victorious).

Questo ha sentenziato la frazione odierna, ricca di 2.500 i metri di dislivello e 35 chilometri di strada sterrata. In partenza andava via la fuga di giornata con 11 corridori: Lawrence Naesen (AG2R Citroën Team), Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), Enrico Battaglin (Bardiani-CSF-Faizanè), Francesco Gavazzi (EOLO-Kometa), Simon Guglielmi (Groupama – FDJ), Taco van der Hoorn (Intermarché – Wanty – Gobert),Roger Kluge (Lotto Soudal), Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), Bert-Jan Lindeman (Team Qhubeka ASSOS), Mauro Schmid (Team Qhubeka ASSOS) e Alessandro Covi (UAE-Team Emirates). Il gruppo si disinteressava totalmente degli attaccanti che raggiungevano un vantaggio massimo di un quarto d’ora a 70 chilometri dall’arrivo, all’inizio del primo tratto in sterrato.

Prendeva il comando della corsa a questo punto la Ineos Grenadiers con Filippo Ganna che imponeva un ritmo bestiale. Si staccava subito Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step) che riusciva, temporaneamente, rientrare grazie all’aiuto dei compagni di squadra. Andavano subito alla deriva Daniel Martin (Israel Start Up Nation) e Davide Formolo (UAE Team Emirates), rispettivamente ottavo e decimo della classifica generale alla partenza da Perugia. Il gruppo dei migliori si compattava ai meno 50 dall’arrivo dimezzando il distacco sui fuggitivi che restavano comunque irraggiungibili.

A 20 chilometri dal traguardo, nel momento in cui cominciava a scendere una leggera pioggia, iniziava il penultimo tratto in sterrato. Evenpoel andava in crisi, questa volta in via definitiva, con Bernal che prendeva l’iniziativa in prima persona, venendo poi sostenuto da tutte le altre squadre dei big, desiderose d’approfittare del momento di difficoltà del giovane fiammingo. Mentre davanti gli 11 attaccanti si riducevano gradualmente ai due che si sarebbero contesi la vittoria di giornata, Schmid e Covi, tra gli uomini di classifica rompeva gli indugi Emanuel Buchmann (Bora Hansgrohe) che scattava sulla salita del Passo del Lume Spento la cui vetta distava solo 3 chilometri dall’arrivo. La maglia rosa si disinteressava del tedesco ma non del successivo attacco di Vlasov che veniva letteralmente fagocitato dal colombiano che poi piombava su Buchman che, con fatica, riusciva a tenere in discesa la ruota di Bernal. Sul traguardo Vlasov limitava i danni a 23”, con Caruso e Simon Yates (Team Bike Exchange) a ruota. Poco meno di due minuti dal capitano della Ineos accusava Giulio Ciccone (Trek Segafredo) con il suo ex capitano Vincenzo Nibali e lo sconsolato Evenepoel attardati di ulteriori trenta secondi.

Se la frazione odierna non ha fatto rimpiangere quella del 2010, chissà cosa dovremo aspettarci da quella di domani, un’attraversata appenninica di 212 chilometri da Siena a Bagno di Romagna. Il passaggio per Firenze onorerà Gino Bartali, cui è dedicata la tappa, e Dante Alighieri, cui poi sarà anche intestata quella di venerdì da Ravenna a Verona, principali siti del suo esilio. Dopo il transito a Sesto Fiorentino, celebrativo del centenario della nascita di Alfredo Martini, si affronteranno, nello spazio di poco più di 100 chilometri, il Monte Mortello, 598 metri, il Passo della Consuma, 1060 metri, il Passo della Calla, 1295, ed il Passo del Carnaio, 807 metri ai meno 10 dal traguardo, prima della picchiata su Bagno di Romagna. Tappa dura ma non durissima: ci penserà il maltempo annunciato a far si che si passi dalla prima ipotesi alla seconda, e ben più dura, realtà.

Giro d’Italia 2021, decima tappa: un tricampione del mondo allu centru de lu munnu

17 May (Credit Photo: @Gazzetta-Web)

Lo slovacco Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) ha vinto la decima tappa del 104esimo Giro d’Italia, la frazione più breve di questa edizione da L’Aquila a Foligno, lunga solo 139 chilometri. La triplice maglia iridata ha preceduto sul traguardo umbro il colombiano Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) con il sempre ottimo Davide Cimolai (Israel Start Up Nation) al terzo posto. Il successo odierno ha consentito a Sagan d’impossessarsi della maglia ciclamino della classifica a punti, suo obiettivo dichiarato alla partenza da Torino. Sarà dura adesso togliergliela di dosso.

La classifica generale è rimasta quasi immutata. La minuscola differenza l’ha fatta la volata per il traguardo volante di Campello sul Clitunno a 17 chilometri dall’arrivo che assegnava rispettivamente, 3, 2 ed 1 secondo ai primi tre arrivati. Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step), secondo in classifica, decideva di sprintare. Ciò provocava la reazione della maglia rosa Egan Bernal (Ineos Grenadiers). Il testa a testa si risolveva con la vittoria di Jhonatan Narváez (Ineos Grenadiers), compagno di Bernal che, alla fine dei giochi, cedeva solo un secondo ad Evenepoel. Ora il vincitore del Tour 2019 ha un vantaggio di 14” sul giovane fiammingo con il russo Alexander Vlasov (Astana Premier Tech) terzo a 21”.

Lo slovacco Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) ha vinto la decima tappa del 104esimo Giro d’Italia, la frazione più breve di questa edizione da L’Aquila a Foligno, lunga solo 139 chilometri. La triplice maglia iridata ha preceduto sul traguardo umbro il colombiano Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) con il sempre ottimo Davide Cimolai (Israel Start Up Nation) al terzo posto. Il successo odierno ha consentito a Sagan d’impossessarsi della maglia ciclamino della classifica a punti, suo obiettivo dichiarato alla partenza da Torino. Sarà dura adesso togliergliela di dosso.

La classifica generale è rimasta quasi immutata. La minuscola differenza l’ha fatta la volata per il traguardo volante di Campello sul Clitunno a 17 chilometri dall’arrivo che assegnava rispettivamente, 3, 2 ed 1 secondo ai primi tre arrivati. Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step), secondo in classifica, decideva di sprintare. Ciò provocava la reazione della maglia rosa Egan Bernal (Ineos Grenadiers). Il testa a testa si risolveva con la vittoria di Jhonatan Narváez (Ineos Grenadiers), compagno di Bernal che, alla fine dei giochi, cedeva solo un secondo ad Evenepoel. Ora il vincitore del Tour 2019 ha un vantaggio di 14” sul giovane fiammingo con il russo Alexander Vlasov (Astana Premier Tech) terzo a 21”.

Questa fortissima scrematura degli sprinter portava la Israel Start Up Nation e la UAE Team Emirates a dare manforte alla Bora Hansgrohe nella discesa e nel successivo tratto in pianura che portava all’arrivo per assicurarsi che non rientrassero coloro che si erano staccati in salita. La volata vedeva il tentativo di Juan Sebastian Molano (UAE Team Emirates) di rompere il ritmo del treno della Bora Hansgrohe. Il Sagan di oggi, però, in modalità Vittorio Alfieri, voleva troppo fortemente la vittoria. Balzava sulla ruota di Molano, saltandolo ai 200 metri e resistendo comodamente al rientro di Fernando Gaviria.

Domani il Giro si concede la prima delle due giornate di riposo. Mercoledì andrà in scena una frazione tutt’altro che banale. Saranno 2.500 i metri di dislivello e 35 i chilometri di strada sterrata nei 162 complessivi che porteranno la carovana rosa da Perugia a Montalcino. Le condizioni meteorologiche si preannunciano cattive. Se così fosse, potrebbe ripetersi quanto avvenuto nel 2010 quando, in una tappa analoga, vinta dall’australiano Cadel Evans in maglia iridata sotto al diluvio, successe il finimondo. In molti, alla presentazione del Giro d’Italia hanno pronosticato che questa potesse essere la giornata più difficile per Egan Bernal. Per tutta risposta, il colombiano, ad inizio marzo, ha disputato una grandissima prova alle Strade Bianche terminando al terzo posto alle spalle di uno scatenato Mathieu van der Poel (Alpecin Fenix) e del campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick Step).

Giro d’Italia 2021, nona tappa: tappa e maglia per Bernal che mette le mani sul Giro

16 May (Credit Photo: @giroditalia.it/LaPresse)

Egan Bernal (Ineos Grenadiers) ha vinto la nona tappa del 104esimo Giro d’Italia, la frazione appenninica in terra abruzzese di 158 chilometri da Castel di Sangro a Rocca di Cambio – Campo Felice con ben quattro GPM ed un finale in sterrato. Il vincitore del Tour de France 2019 ha preceduto di 7” Giulio Ciccone (Trek Segafredo) giunto insieme al russo Alexander Vlasov (Astana Premier Tech). Quarto si è piazzato a 10” Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step) seguito da Daniel Martin (Israel Start Up Nation) con Damiano Caruso (Bahrain Victorious) sesto a 12”. L’ungherese Attila Valter (Groupama FDJ), maglia rosa questa mattina alla partenza, è giunto 25esimo a 49” dal vincitore. Bernal, in aggiunta al successo di giornata, ha conquistato il simbolo del comando. Ora può vantare un vantaggio in classifica generale di 15” su Evenepoel con Vlasov terzo a 21”. Ciccone, quarto a 36”, è il migliore degli italiani con Caruso, settimo a 45.

La frazione è stata movimentata fin dal via anche per merito di un attacco di Damiano Caruso sulla prima salita, il Passo di Monte Godi, che provocava l’immediata reazione del gruppo. Nella discesa, il compagno del siciliano Matej Mohoric (Bahrain Victorious), insieme a lui in avanscoperta, era vittima di una spaventosa caduta, fortunatamente senza gravi conseguenze. Rientrato questo primo tentativo si doveva attendere fino al passaggio ad Anversa degli Abruzzi perché si materializzasse la fuga di giornata forte dei seguenti 17 corridori: Tony Gallopin, Geoffrey Bouchard (Ag2r), Luis León Sánchez Gil (Astana), Filippo Zana e Giovanni Visconti (Bardiani), Matteo Fabbro (Bora-Hansgrohe), Nicolas Edet (Cofidis), Simon Carr e Ruben Guerreiro (EF Education-Nippo), George Bennett e Koen Bouwman (Jumbo-Visma), Einer Augusto Rubio (Movistar), Tanel Kanger (BikeExchange), Michael Storer (Team DSM), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Eduardo Sepulveda (Androni-Sidermec).

Il gruppo, guidato dalla Groupama FDJ, concedeva agli attaccanti tre minuti di vantaggio. Le salite di Forca Caruso ed Ovindoli vedevano il drappello dei fuggitivi sgretolarsi. Al GPM di Ovindoli a 27 chilometri dall’arrivo transitavano per primi Bouchard e Carr seguiti a 16” da Bouwman, Mollema e Storer. Il gruppo, in rimonta, passava a 2’18”. Nell’Altipiano delle Rocche, che precedeva l’inizio della salita verso Rocca di Cambio, Bouchard s’involava tentando l’azione solitaria. Ai meno 5 partiva al suo inseguimento Bouwman mentre il plotone con i migliori, sotto l’energica azione della Ineos Grenadiers si portava ad un minuto.

L’olandese piombava sul transalpino a 1.500 metri dal traguardo, subito dopo l’inizio del tratto in sterrato, ma non lo saltava. I due indugiavano a studiarsi incuranti che dietro Gianni Moscon (Ineos Grenadiers) stava riportando sotto il gruppo. Agli 800 metri partiva Bernal che, nel giro di poche pedalate, fagocitava i malcapitati superstiti della fuga, superandoli a tripla velocità. Tentavano di resistere alla prorompente azione del colombiano Ciccone e Vlasov ma, alla fine, anche loro erano costretti a cedere, seppur limitando i danni. Bernal spingeva fino all’ultimo metro per guadagnare quanto più possibile, non esultando in alcun modo neanche dopo l’arrivo.

Domani va in scena la decima tappa che precederà il primo giorno di riposo. Sono solo 139 i chilometri che separano L’Aquila da Foligno. Il terreno, fortemente vallonato, si presterebbe pure a delle fughe. Sempre che qualcuno abbia la forza per attaccare.

Giro d’Italia 2021, ottava tappa: un francese alla conquista del Sannio

15 May (Credit Photo: @giroditalia.it/LaPresse)

Il francese Victor Lafay (Cofidis) ha vinto l’ottava tappa, l’unica meridionale del 104esimo Giro d’Italia, da Foggia a Guardia Sanframondi lungo 170 chilometri vallonati. Il transalpino ha preceduto sul traguardo di 36” il valtellinese Francesco Gavazzi (EOLO-Kometa) con il tedesco Niklas Arndt (Team DSM) terzo a 37”. Il gruppo, con tutti i migliori, si è preso in giorno di relax, arrivando staccato di 4’32”. La classifica generale è rimasta immutata con l’ungherese Attila Valter (Groupama FDJ) che ha conservato la maglia rosa con 11” di vantaggio sul belga Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step) e 16” sul colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadiers). C’è stato, invece, un colpo di scena nella graduatoria della classifica a punti a causa del ritiro dell’australiano Caleb Ewan (Lotto Soudal), avvenuto dopo 35 chilometri per problemi al ginocchio. La maglia ciclamino è, quindi, passata sulle spalle del belga Tim Merlier (Alpecin – Fenix).

La frazione odierna è stata caratterizzata da una prima ora a velocità elevatissima durante la quale ogni tentativo di fuga è stato rintuzzato dal gruppo guidato dalla Ineos Grenadiers. Solo dopo 50 chilometri si materializzava l’attacco di giornata con nove corridori: Alexis Gougeard (AG2R Citroën), Giovanni Carboni (Bardiani-CSF-Faizanè), Nelson Oliveira (Movistar), Victor Lafay (Cofidis), Francesco Gavazzi (EOLO-Kometa), Kobe Gossens (Lotto Soudal), Niklas Arndt (Team DSM), Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) e Victor Campenaerts (Qhubeka-Assos). Guadagnati rapidamente i canonici 5 minuti di vantaggio, fuggitivi e plotone procedevano distanziati ad identica velocità superando senza grandi patemi i 1392 metri del GPM di Bocca della Selva, principale asperità di giornata posta ai meno 50 dal traguardo.

La bagarre tra gli uomini di testa cominciava a 5 chilometri dall’arrivo, posto in cima ad una salita con pendenza media al 7 per cento. Partivano Campenaerts e Carboni che, successivamente, venivano fagocitati da Lafay poco prima dello striscione dei meno 2. Il 25enne lionese produceva una progressione vincente, dilatando il suo vantaggio oltre il mezzo minuto sulla linea del traguardo.

Domani va in scena la nona tappa, una delle più attese di questo 104esimo Giro d’Italia. Sarà una frazione interamente in terra abruzzese, da Castel di Sangro a Rocca di Cambio – Campo Felice, lunga solo 158 chilometri ma estremamente intensa. Saranno ben quattro i GPM, l’ultimo dei quali, posto sulla linea del traguardo, di prima categoria. Il Passo di Monte Godi, 1.556 metri dopo 35 chilometri, fungerà da antipasto, seguito da Forca Caruso, 1.107 metri, ed Ovindoli, 1.457 metri. La salita finale che porterà ai 1.655 metri di Campo Felice sarà caratterizzata, sul modello della Planche des Belles Filles, dagli ultimi 1.600 metri in sterrato. Non dovrebbe piovere ed è prevista una temperatura di 12 gradi all’arrivo. Ci sono tutti i presupposti per una signora tappa.

Giro d’Italia 2021, settima tappa: a Caleb piace l’Adriatico

14 May (Credit Photo: @giroditalia.it)

L’australiano Caleb Ewan (Lotto Soudal) ha vinto la settima tappa del Giro d’Italia, 181 km dall’abruzzese Notaresco a Termoli in Molise. Il tasmaniano ha preceduto Davide Cimolai (Israel Start Up Nation) con il conquistatore della prima frazione, Tim Merlier (Alpecin – Fenix), al terzo posto. Grazie a questo successo, il secondo in tre giorni in riva all’Adriatico, il minuscolo sprinter dagli occhi a mandorla, ereditati dalla madre coreana, ha conquistato la maglia ciclamino della classifica a punti, togliendola a Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos).

Questa la sentenza di una giornata al limite del soporifero, corsa alla media 38,5 kmh. In partenza, preso atto del ritiro di Domenico Pozzovivo (Qhubeka Assos), andava via la fuga sindacale con protagonisti Mark Christian (Eolo KOMETA), omonimo e compaesano di Cavendish, Umberto Marengo (Bardiani CSF Falzanè) e Simon Pellaud (Androni Giocattoli Sidermec). I tre guadagnavano rapidamente 5 minuti che poi venivano pian piano erosi fino al ricongiungimento a 20 km dal traguardo.

Da quel momento aveva inizio la lotta per la conquista delle posizioni di testa, resa complicata da un susseguirsi di rotonde e restringimenti della sede stradale. I velocisti superavano senza problemi lo strappo in lastricato di 200 metri ad un chilometro e mezzo dal traguardo che avrebbe potuto tagliarli fuori. Ai 500 metri dall’arrivo scattava Fernando Gaviria (UAE Emirates) che sembrava aver fatto il buco. La reazione di Calen Ewan era, però, perentoria: sorpasso ai 100 metri a tripla velocità con vittoria ben più netta che a Cattolica 48 ore prima.

La classifica generale resta immutata con l’ungherese Attila Valter (Groupama FDJ) che conserva la maglia rosa con 11” di vantaggio sul belga Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step) e 16” sul colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadiers). C’era stato qualche dubbio per un incidente a Hugh Carthy (EF Education Nippo), sesto in graduatoria a 38”. Il britannico è giunto al traguardo con un distacco di 2’21”. Verificato dalla giuria che il problema meccanico è avvenuto all’interno degli ultimi 3 km, quindi dopo l’entrata in vigore della neutralizzazione, il ritardo è stato cancellato. L’inglese resta sesto in classifica generale davanti agli azzurri Damiano Caruso (Bahrain Victorious), settimo a 39”, e Giulio Ciccone (Trek Segafredo), ottavo a 41”.

Domani va in scena l’ottava tappa, l’unica meridionale del 104° Giro d’Italia: la Foggia – Guardia Sanframondi. I corridori sono attesi da 170 km vallonati che troveranno nei 1392 metri del GPM di Bocca della Selva ai meno 50 dal traguardo il punto chiave della frazione. Difficile che i pezzi grossi si muovano, in considerazione di quello che dovranno affrontare domenica sulla strada che li porterà a Campo Felice. Al contrario, potrebbe essere una giornata buona per chi vorrà tentare la sorte andando in fuga.

Giro d’Italia 2021, sesta tappa: Un ungherese in rosa suggella una tappa ai confini della realtà

13 May (Credit Photo: @giroditalia.it)

Lo svizzero Gino Mader (Bahrain Victorious) ha vinto la sesta tappa del Giro d’Italia dalle Grotte di Frasassi ai 1.090 metri del Colle San Giacomo, sovrastante Ascoli Piceno. L’elvetico ha preceduto di 12” il colombiano Egan Bernal (Ineos Grenadiers) che ha regolato in volata l’irlandese Daniel Martin (Israel Start-Up Nation) ed il belga Remco Evenepoel (Deceuninck Quick Step). Ottime le prove degli italiani Giulio Ciccone (Trek Segafredo), quinto a 14”, e Damiano Caruso (Bahrain Victorious) sesto a 25”.

Rivoluzionata la classifica generale con Alessandro De Marchi (Israel Start-Up Nation), naufragato ad un quarto d’ora, che perde la maglia rosa. Per la prima volta nella storia del Giro d’Italia sarà un ungherese ad indossare domani in corsa il simbolo del comando. Si tratta di Attila Valter (Groupama FDJ) che, arrivando oggi dodicesimo a 29” dal vincitore, ha conservato 11” di vantaggio su Evenepoel con Bernal terzo a 16”. Tra gli azzurri, sale al settimo posto il sempre più positivo Caruso con il pimpantissimo Ciccone ottavo a 41”.

La tappa ha vissuto nel segno di due squadre: Bahrain Victorious ed Ineos Grenadiers. La prima ha reagito alla perdita di Mikel Landa promuovendo un attacco ad otto in partenza che comprendeva, oltre a due suoi atleti, Gino Mader e lo sloveno Matej Mohorič, anche Simone Ravanelli (Androni Giocattoli-Sidermec), Jimmy Janssens (Alpecin-Fenix), Simon Guglielmi (Groupama – FDJ), Dario Cataldo (Movistar Team) Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e Geoffrey Bouchard (AG2R Citroen Team). I fuggitivi arrivavano in cima al GPM di Forca di Gualdo, a metà percorso, con 5 minuti di vantaggio sul plotone. A questo punto entrava in scena la Ineos Grenadiers, anche lei orfana d’un uomo a causa del ritiro di Pavel Sivakov, che schierava Filippo Ganna in testa.

Complice il vento, sull’altopiano di Castelluccio il verbanese frantumava il gruppo con la maglia rosa, Alessandro De Marchi, che perdeva irrimediabilmente contatto. Questa azione causava il dimezzamento del vantaggio degli attaccanti nello spazio di 20 km. Al secondo GPM di Forca di Presta, Mohorič rompeva gli indugi portandosi appresso il compagno di squadra Mader, Cataldo e Mollema; dietro la Ineos optava per una discesa prudente in cui tentava una vana sortita Ciccone in compagnia di Alberto Bettiol (EF Education Nippo) e del francese Romain Bardet (Team DSM). Superata Ascoli Piceno, dopo aver tirato ininterrottamente per 50km, lo sloveno si staccava ai meno 12 dall’arrivo, consegnando ai suoi tre ex compagni di fuga 2’25” con cui affrontare la salita finale.

La Ineos, intanto, continuava a scandire il suo passo mortifero provocando la rapida riduzione numerica del plotone dei migliori. A 10 km dall’arrivo Ganna terminava il suo lavoro, proprio nel momento in cui il gruppo raggiungeva Mohoric. I due grandi protagonisti di questa giornata uscivano insieme di scena proseguendo affiancati fino al traguardo. Jonathan Castroviejo e Gianni Moscon subentravano al campione del mondo a cronometro riducendo il distacco sui tre fuggitivi sotto il minuto. Conscio del sopraggiungere da dietro del gruppo, Mader, ai meno tre, rompeva gli indugi, salutando Cataldo e Mollema ed involandosi solitario. Dietro Daniel Martinez (Ineos Grenadiers), ultimo vagone del treno di Bernal, provocava la selezione decisiva. Sul traguardo un esausto Mader conservava il margine sufficiente per conquistare una vittoria da dividere con il compagno di squadra Mohoric, autentico mattatore di giornata.

Domani è in programma la settima tappa lungo i 181 km da Notaresco a Termoli. Sembrerebbe una frazione per velocisti se non fosse per uno strappo in lastricato di 200 metri ad un chilometro e mezzo dal traguardo che potrebbe rivelarsi fatale agli sprinter puri. Che non sia questa l’occasione giusta per Diego Ulissi (UAE Emirates) per concedere la rivincita a Peter Sagan (Bora – Hansgrohe) dopo il loro avvincente testa a testa ad Agrigento alla seconda tappa del Giro 2020. Io lo spero.

Giro d’Italia 2021, quinta tappa: La rivincita dello sprinter dagli occhi a mandorla nel giorno delle cadute eccellenti

12 May (Credit Photo: @giroditalia.it)

L’australiano Caleb Ewan (Lotto Soudal) ha vinto la quinta tappa del Giro d’Italia che viaggiava da Modena a Cattolica lungo 177 km completamente pianeggianti. Il piccolo sprinter tasmaniano ha preceduto, al termine di una rimonta impressionante, il campione d’Italia e d’Europa Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) che, grazie a questo piazzamento, ha conquistato la maglia ciclamino di leader della classifica a punti. Terzo si è classificato Elia Viviani (Cofidis), che ha preceduto Peter Sagan (Bora – Hansgrohe) e Fernando Gaviria (UAE Emirates). Tim Merlier (Alpecin – Fenix), trionfatore della volata di Novara, è giunto soltanto dodicesimo.

Questa la sentenza di una frazione che avrebbe dovuto essere solo di trasferimento. Invece, una serie di capitomboli ha portato all’estromissione di tre protagonisti dalla lotta per la vittoria finale. Pavel Sivakov (Ineos Grenadiers) ruzzolava a terra quando mancavano 15 km all’arrivo accusando poi al traguardo un ritardo di oltre 13 minuti che stroncava ogni futura velleità di classifica. Dopo che una seconda caduta ai meno 7 penalizzava Filippo Fiorelli (Bardiani CSF Faizané), estromettendolo dalla volata, a 5 km dal traguardo accadeva l’impensabile. Joseph Dombrowski (UAE Emirates), il vincitore di ieri a Sestola, e Mikel Landa (Bahrain Victorious) travolgevano un addetto alle segnalazioni, intento ad indicare la presenza di uno spartitraffico, finendo contro lo stesso e rovinando a terra. Lo statunitense, in maglia azzurra da leader della classifica scalatori, si rialzava a fatica chiudendo con 8’15” di ritardo. La corsa rosa del basco, invece, terminava nell’ambulanza che lo portava in ospedale per accertare una sospetta frattura della clavicola.

In tutto questo bailamme Alessandro De Marchi (Israel Start-Up Nation) ha conservato la maglia rosa. La caduta di Dombrovski ha proiettato il belga Louis Vervaeke (Alpecin Fenix) al secondo posto con un ritardo di 42” mentre in terza posizione è salito il portoghese Nelson Oliveira (Movistar Team), staccato di 48”. Dal punto di vista italiano, quanto accaduto oggi cambia radicalmente le prospettive di Damiano Caruso (Bahrain Victorious). Il siciliano, attualmente 11° a 1’43”, con Landa fuori corsa, ora potrà correre finalmente per se stesso alla ricerca di un piazzamento di prestigio.

Domani è in programma una tappa decisamente arcigna, quasi interamente in terra marchigiana. Saranno pochissimi, infatti, i tratti di pianura lungo i 160 km che porteranno la carovana dalle Grotte di Frasassi, nei pressi di Fabriano, ai 1.090 metri del Colle San Giacomo, sovrastante Ascoli Piceno. Subito dopo metà tappa, si affronterà al km 81 l’ascesa ai 1.496 metri della Forca di Gualdo, GPM di seconda categoria. Dopo un rapido passaggio in terra umbra, transitando per Castelluccio, patria delle lenticchie, sarà la volta dalla Forca di Presta, i cui 1.536 metri verranno incontrati esattamente al centesimo chilometro. Una lunga picchiata di 40 km porterà la corsa ad Ascoli da cui inizierà l’ascesa finale di 20 km, con una media vicina al 5%. Sarà la seconda volta che il Giro fisserà lo striscione d’arrivo a Colle San Giacomo. L’ormai lontano 25 maggio 2002 la 13ª tappa di quella edizione fu vinta in solitario da Julio Alberto Pérez Cuapio, scalatore messicano alla corte di Bruno Reverberi. È troppo sperare in un bis della frazione combattuta di martedì che si è conclusa a Sestola?

Giro d’Italia 2021, quarta tappa: una rosa per il rosso

11 May (Credit Photo: @ansa)

Lo statunitense Joseph Dombrowski (UAE Emirates) ha vinto la quarta tappa del Giro d’Italia 2021, l’attesissima cavalcata appenninica di 187 km da Piacenza a Sestola. Sul traguardo che mezzo secolo fa fece conoscere al mondo Jose Manuel Fuente, uno dei più grandi scalatori della storia del ciclismo, l’americano ha preceduto di 13” Alessandro De Marchi (Israel Start-Up Nation) con il sorprendente siciliano Filippo Fiorelli (Bardiani CSF Faizané) terzo a 27”. Grazie al 2° posto odierno, il “rosso di Buja” corona il sogno della vita vestendo, ad una settimana dal compimento dei 35 anni, la maglia rosa. Alle sue spalle in classifica, staccato di 22”, il vincitore di giornata con il belga Louis Vervaeke (Alpecin Fenix) terzo a 42”.

La frazione non ha deluso le aspettative. In partenza si formava un gruppo di 25 attaccanti che guadagnava rapidamente 6 minuti su un gruppo tirato all’inizio solo dalla maglia rosa Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), cui forniva successivamente manforte Samuele Battistella (Astana Premier Tech). In testa, nella discesa successiva al GPM di Castello di Carpineti, partiva un trio composto da Christopher Juul-Jensen (Team BikeExchange), Rein Taaramäe e Quinten Hermans, gli ultimi die entrambi della Intermarché-Wanty-Gobert. I tre guadagnavano rapidamente un minuto sugli ex compagni di fuga mentre lo svantaggio del gruppo dei migliori, in cui Ganna cominciava ad accusare la fatica, saliva ad 8 minuti.

Sul GPM di Montemolino a 45 km dal traguardo cominciava il recupero dei big sotto la spinta della Deceuninck Quick Step. Ganna, intanto, naufragava. Davanti, Hermans, esaurito il suo compito, si staccava, lasciando Jensen e Taaramäe soli al comando con un vantaggio stabile sul minuto sugli altri attaccanti. Davanti la situazione rimaneva cristallizzata fino all’imbocco della ultima ascesa, Colle Passerino, a 6 km dall’arrivo. Su questa, la più dura asperità di giornata, il gruppo rinveniva prepotentemente, mentre Dombrowski, De Marchi e Fiorelli, in ordine sparso, rinvenivano sui due fuggitivi che venivano scavalcati ad un chilometro dal GPM.

Tra gli aspiranti alla maglia rosa andava in crisi Joao Almeida proprio nel momento in cui attaccava Giulio Ciccone (Trek Segafredo). Sull’abruzzese si riportava per primo Mikel Landa (Bahrain Victorious) seguito rapidamente dal russo Aleksandr Vlasov (Astana Premier Tech), dal britannico Hugh Carty (EF Education-Nippo) e da un pimpantissimo Egan Bernal (Ineos Grenadiers). Questo quintetto accusava al traguardo un ritardo di 1’37” mentre gli altri aspiranti alla vittoria giungevano ad 1’48” con Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) e Domenico Pozzovivo (Qhubeka Assos) che arrivavano a 2’11”.

Dopo questa abbuffata d’emozioni cade a fagiolo la tappa di domani. La quinta frazione, infatti, andrà da Modena a Cattolica lungo 177 km più piatti di una tavola da biliardo. Tim Merlier (Alpecin – Fenix) cercherà di bissare il successo di Novara con Elia Viviani (Cofidis) e Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) che tenteranno di regalare un successo all’Italia. Si attende la resurrezione di Caleb Ewan (Lotto Soudal) mentre non è chiaro se farà la volata il tre volte campione del mondo slovacco Peter Sagan (Bora – Hansgrohe). Alessandro De Marchi potrà godersi la sua maglia rosa in attesa dell’impegnativa tappa marchigiana di giovedì.

Giro d’Italia 2021, partirono otto piccoli indiani… ne arrivò solo uno

10 May (Credit Photo: @tpi.it)

L’olandese Taco van der Hoorn (Intermarchè Wanty Gobert) ha vinto la terza tappa del Giro d’Italia, 190 km da Biella a Canale d’Alba. Sul traguardo nei Roeri, il 27enne tulipano ha preceduto di 4” il gruppo in rimonta con Davide Cimolai (Israel Start-Up Nation) che ha regolato Peter Sagan (Bora Hansgrohe) ed Elia Viviani (Cofidis Credits Solutions) per le piazze d’onore. Quasi immutata la classifica generale con la sola estromissione di Edoardo Affini (Jumbo Visma) rimasto attardato sui saliscendi della parte finale del percorso. Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), in maglia rosa, ora precede Tobias Foss (Jumbo Visma) di 16” con il duo Deceuninck – Quick Step formato da Remco Evenepoel e Joao Almeida che incalza a 20”.

Seguendo un ormai scontato copione, in partenza andava via una fuga composta da otto corridori: Alexis Gougeard (AG2R Citroen Team), Andrii Ponomar e Simon Pellaud (Androni Giocattoli-Sidermec), Samuele Zoccarato (Bardiani CSF Faizané), Vincenzo Albanese e Samuele Rivi (Eolo Kometa), Lars van den Berg (Groupama-FDJ) e Taco van der Hoorn (Intermarchè Wanty Gobert). I fuggitivi raggiungevano un vantaggio massimo di 6′ 30” dopo 30 chilometri. Cominciava a questo punto il lento ma inesorabile recupero del gruppo che veniva dimezzato al traguardo volante di Canelli, a metà percorso, dove Pellaud precedeva Zoccarato.

La maglia azzurra Vincenzo Albanese (Eolo KOMETA) transitava per primo ai GPM di Piancanelli e di Castino, così consolidando il suo primato nella classifica degli scalatori. Dietro, la Bora Hansgrohe di Peter Sagan prendeva il comando delle operazioni mandando in crisi tutti i velocisti, tra i quali resistevano solo Elia Viviani (Cofidis Credits Solutions) e Fernando Gaviria (UAE Emirates). Davanti, allo stesso tempo, cominciavano ad assottigliarsi i fuggitivi che restavano in cinque (Pellaud, Zoccarato, Albanese, Van den Berg e Van der Hoorn) ai meno 30 dall’arrivo con il vantaggio ormai ridotto ad un minuto e mezzo.

La corsa si decideva a 15 km dal traguardo sullo strappo di Guarene. Partivano Pellaud e Van der Hoorn mentre gli altri attaccanti cedevano di schianto, venendo saltati da Giulio Ciccone (Trek Segafredo) e Tony Gallopin (AG2R Citroen Team), partiti dal plotone nel momento in cui la Bora Hansgrohe aveva rallentato l’andatura. Ai meno 8 l’olandese piantava lo svizzero involandosi verso l’arrivo. Il gruppo si ricompattava alle spalle del solitario battistrada che conserva 17” sotto lo striscione dell’ultimo km, margine sufficiente per consegnargli una meritatissima vittoria.

Domani è in programma la quarta tappa, il primo arrivo in quota del Giro 2021 al termine dei 187 km della Piacenza – Sestola. A mezzo secolo di distanza dalla prima volta, si torna nella località dell’Appenino modenese. Quel lontano 30 maggio 1971, in conclusione della frazione partita da Forte dei Marmi, a vincere fu uno sconosciuto scalatore spagnolo: Jose Manuel Fuente. Quello di Sestola fu il primo di nove successi in quattro edizioni del camoscio delle Asturie che dominò in quegli anni la classifica dei GPM, facendo ripetutamente vedere i sorci verdi ad Eddy Merckx. La tattica, però, non era il forte di Fuente che, nel 1974, buttò al vento un Giro che sembrava ormai vinto, dilapidando un vantaggio cospicuo in classifica. Il Cannibale, che certo non aveva bisogno d’aiuto, riuscì così a conquistare, per la quinta ed ultima volta, la corsa rosa.

Tornando al presente, la tappa di domani s’infiammerà a metà percorso con due salite di terza categoria, Castello di Carpineti e Montemolino, che provocheranno una forte scrematura nel gruppo. A decidere l’esito della frazione, tuttavia, sarà l’ultima ascesa, quella al GPM di Colle Passerino, dalla cui vetta mancheranno solo 4 km all’arrivo, posto in paese esattamente come cinque anni fa quando Giulio Ciccone si fece conoscere al mondo conquistando il suo primo successo al Giro. Sarebbe bello vederlo concedere il bis domani.

Merlier vince la tappa delle risaie, Ganna rafforza il primato

9 May (Credit Photo: Ansa)

Il belga Tim Merlier (Alpecin Fenix) ha vinto la seconda tappa del Giro d’Italia 2021 da Stupinigi a Novara. Al termine di 179 km pianeggianti, il 28enne ex campione nazionale ha preceduto il Campione d’Italia e d’Europa Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) e l’olandese Dylan Gronewegen (Jumbo Visma), al rientro dalla lunga squalifica scaturita dai drammatici eventi dell’ultimo Giro di Polonia. Filippo Ganna(Ineos Grenadiers) ha rafforzato la sua maglia rosa grazie ai tre secondi di abbuono conquistati al traguardo volante di Vercelli.

Neanche il tempo di abbassare la bandiera a scacchi in partenza che la fuga era già partita. Ne erano protagonisti tre atleti appartenenti alle squadre professionali italiane beneficiarie della wild card: Vincenzo Albanese (Eolo KOMETA), Umberto Marengo (Bardiani CSF Falzanè) e Filippo Tagliani (Androni Giocattoli Sidermec). Il gruppo si svegliava solo dopo 50 km quando il vantaggio del terzetto aveva raggiunto 5 minuti, dimezzandolo nello spazio di pochi chilometri. Al passaggio a Montechiaro d’Asti, valido come Gpm di 4° categoria, passava primo Albanese che così conquistava la prima maglia azzurra degli scalatori. Ottenuto l’obiettivo prefisso, complice una foratura, l’atleta della EOLO si rialzava. Tagliani e Marengo non desistevano, passando nell’ordine al primo traguardo volante di Triceno per venire poi raggiunti in vista del secondo di Vercelli, ai meno 25 dal traguardo, dove la maglia rosa in persona andava a prendersi i tre secondi di abbuono precedendo Remco Evenepoel (Deceuninck-Quick Step) ed il compagno di squadra Gianni Moscon.

La volata si svolgeva in modo anarchico con nessuna squadra che riusciva a formare il proprio treno. Merlier rompeva gli indugi ai 300 metri partendo lungo e poi contenendo il ritorno di Nizzolo.

Domani è in programma la terza frazione, l’ultima di questa fase iniziale piemontese del Giro, lungo i 190 km da Biella a Canale d’Alba. Dopo un centinaio di chilometri piatti, da Canelli in avanti il percorso s’innervosisce non concedendo tregua fino all’arrivo. Si prospetta una conclusione entusiasmante con Diego Ulissi (UAE Emirates), a caccia della nona vittoria rosa, che dovrà vedersela con Remco Evenepoel (Deceuninck-Quick Step) e Peter Sagan. Aspettiamoci fuochi d’artificio.

Filippo Ganna, signore del Po.

8 May 2021 (Credit Photo: Ansa)

Il campione del mondo Filippo Ganna (Ineos Grenadiers) è la prima maglia rosa del 104mo Giro d’Italia. È questa la sentenza indiscutibile emersa dagli 8.800 del percorso torinese lungo le fin troppo affollate rive del Po. Alla fantascientifica media di 58,7 km, il verbanese, realizzando il tempo di 8’ 47″, ha inflitto più d’un secondo a chilometro ai suoi avversari. A completare un inaspettato trionfo azzurro è arrivato il secondo posto del mantovano Edoardo Affini (Jumbo Visma), staccato di 10″, che ha preceduto il compagno di squadra, il norvegese Tobias Foss, terzo a 13″. Il portoghese Joao Almeida (Deceuninck Quick Step), quarto a 18″, è stato il migliore tra gli uomini di classifica. Dignitosa la prova di Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) che ha chiuso in 9’ 28″ a 40 secondi dal vincitore ma a stretto contatto con i suoi principali avversari, tutti racchiusi in pochi secondi.

Domani è in programma la seconda tappa da Stupinigi a Novara lungo 179 km completamente pianeggianti. A metà percorso è stato inserito un dentello a Montechiaro d’Asti, valido come Gpm di 4° categoria, che assegnerà la prima maglia azzurra degli scalatori. Scontata la volata di gruppo con gli alfieri azzurri Elia Viviani (Cofidis) e Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos) che cercheranno di tenere testa al tris d’assi straniero composto dallo australiano Caleb Ewan (Lotto Soudal), dal belga Tim Merlier (Alpecin – Fenix) e dal tre volte campione del mondo slovacco Peter Sagan (Bora – Hansgrohe), a caccia di quella maglia ciclamino della classifica a punti sfuggitagli l’anno scorso.

(All pictures and articles, copyright @ by the author, we use, are for editorial and non-commercial usages only)