Di Enrico Roberto Carrara

il 2020 e 21 saranno anni che, per molto tempo a venire, segneranno i nostri racconti. 

Un periodo che viviamo riscoprendo cose dimenticate anche nei rapporti interpersonali e sperimentando condizioni che avevamo visto nei film catastrofici. Un tempo in cui siamo stati costretti a discriminare tra nuove priorità e vecchie abitudini. 

Parlando di ciclismo è pleonastica l’ansia di chi si ostina ad organizzare, al di là della decenza, manifestazioni messe in scena ad ogni costo quando sarebbe più sensato un logico rinvio, non al prossimo anno, ma al momento più opportuno e cioè non appena sarà di nuovo possibile partecipare alle manifestazioni, alle gare, ai raduni in totale sicurezza. 

Ma oltre al ciclismo “organizzato” esiste anche il mondo dei viaggiatori in bicicletta. Anche loro costretti a casa magari fantasticando traiettorie intercontinentali piuttosto che fare i criceti sui rulli. Ciclisti di un’altra inclinazione, che non hanno materiali all’ultimo grido, che non si allenano con Strava, che non sopportano gli appuntamenti alle 7 del mattino perché bisogna essere a casa per il pranzo. C’è tutto un mondo che pedala e che non cambia la bicicletta ogni anno, ma preferisce cambiare ogni volta la strada sotto le ruote. Questi sono ciclisti per lo più invisibili, spesso solitari, con borse e bagagli. Decisamente propensi ad assumere birra come integratore di carboidrati e a spendere quattrini per una buona fotocamera piuttosto che per cuscinetti ceramici. 

Se, ciclisticamente, in questa pandemia c’è del buono lo si trova nel fatto che molti hanno cominciato ad usare la bicicletta, magari vinta con i punti del supermercato e nascosta in cantina o appesa in garage. 

A questi neo pedalatori non è venuto certo in mente di misurasi i battiti cardiaci o conoscere quanti watt sviluppano mentre affrontano un cavalcavia, ma hanno riscoperto un modo pratico per spostarsi e, i più audaci, di viaggiare. A giudicare della quantità di cicloturisti, più o meno improvvisati, che già questa estate si sono incontrati per strada armati di tanta buona volontà quanto di una manifesta mancanza d’esperienza, s’intuisce che tutto un nuovo popolo, sempre più numeroso, ha capito che un viaggio, anche fosse di due soli giorni, lo si può fare pedalando e a breve scoprirà anche che non ne potrà più fare a meno.