(English Article below)

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Article by: Enrico Roberto Carrara

Vero è che nello sport l’importante è partecipare, altrettanto vero il fatto che nessuno si presenta dietro una linea di partenza senza la segreta convinzione che quella possa essere la gara della vita salvo che, per la maggior parte, il sogno finisce dopo pochi minuti e allora, fortunatamente, ci pensa il barone De Coubertin a raddrizzare la giornata. 

Restano gli altri, gli uomini pericolosi, quelli che, per citare Lawrence d’Arabia, sognano ad occhi aperti, perché sanno quello che valgono e di conseguenza quello che vogliono e nell’anno che verrà di sognatori ad occhi aperti ce ne sono quanti ne vogliamo e per tutti i gusti. 

Per ora insudiciati nel fango del ciclocross, ma limpidi nelle intenzioni, Van Aert, Van der Poel e Pidcock sprigionano così tanti watt da illuminare una balera, dando l’idea che potrebbero ingaggiarsi con la stessa determinazione sia che si tratti di un sfida dietro il campetto dell’oratorio che al campionato del mondo. 

Tra breve si ripuliranno e raggiungeranno i loro colleghi meno propensi a trottare nel fango, ma non meno agguerriti. Pogačar, Ganna, Hindley, Evenepoel, Hirschi, Alaphilippe, Almeida, Roglič, Carapaz e, speriamo, Bernal giusto per fare qualche nome. Tutta gente di cui si ha la sensazione che oltre ad allenarsi e competere, ogni volta che salgono in sella vadano a fortificare quella dote che è “l’intenzione alla vittoria”, marchio distintivo che il nuovo ciclismo trova impresso in molti giovani che lo rappresentano.

Ecco che le gare di quest’anno si trasformeranno in sfide tra vincenti, determinati, sportivamente spietati ma cavallerescamente consapevoli della necessaria interdipendenza per dimostrare di essere il migliore. Il più veloce.

Certo non mancheranno i campioni, Sagan, Nibali, Dumoulin, Thomas, i fratelli Yates, Quintana e speriamo, Froome. Per questi atleti non si può parlare al passato, anzi, sicuramente saranno grandi protagonisti dello spettacolo che il ciclismo sa regalare, ma la sensazione è che il 2020 abbia tracciato una linea di separazione tra generazioni, non tanto in termini prestazionali quanto di consapevolezza.

Vero che lavorare in fonderia è decisamente peggio, ma resta comunque il grande rispetto per tutti questi atleti che a fine anno posso avere percorso anche 40.000 km, che se fossero pedalati ai 40 km/h vuole dire 1000 ore in bici, che diviso 5 ore al giorno significa 200 km al giorno per 200 giorni e non sono ancora andati in palestra. Sempre lontani dalla famiglia e che una cena con la morosa, un cinema e una bevuta dovranno pur concedersela ogni tanto. 

Comunque vada sarà un venti ventuno ricco ed entusiasmante, a cominciare dalla finale di coppa del mondo e, a seguire, il mondiale di ciclocross dove i muscoli bruceranno pur di stare un centimetro davanti a tutti.

Buon divertimento

ENGLISH VERSION

The Year That Will Come 

It is true when they say that in sport the most important thing is to participate. It is also equally true that no sportsman or sportswoman shows up behind the start line without wanting to win or without a secret conviction that this could be a race of a lifetime, a race that breaks records. But for the most part, the dream ends after a few short minutes and then, fortunately for us, Baron De Coubertin took care of everything. 

Then that leaves the others, the so called ‘dangerous men’, those who, to quote Lawrence of Arabia, daydream, because they know what they are worth and consequently what they want, and in the year to come, there are as many daydreamers as we want to see.

For now, soiled in the mud of cyclocross, but still clear in their intentions, Van Aert, Van der Poel and Pidcock put out so many watts they could light up a dance hall, giving the idea that they could engage with the same determination in whatever they do whether it’s a challenge behind the oratory field or at the world championship.

They will soon clean themselves up and join their colleagues who are less inclined to trot through the mud, but no less fierce. We are talking about Pogačar, Ganna, Hindley, Evenepoel, Hirschi, Alaphilippe, Almeida, Roglič, Carapaz and, hopefully, Bernal to name just a few. All the people of which one has the feeling that every time they get on the saddle they set out with ‘the intention to win,’ an instinct that the new cycling generation finds distinctly imprinted within them.

Here is where this year’s races will turn into challenges between determined, sportingly ruthless but chivalrously winners who are aware of the necessary interdependence to prove to be the best. To prove to be the fastest.

Of course there will be no shortage of champions, Sagan, Nibali, Dumoulin, Thomas, the Yates brothers, Quintana and hopefully, Froome. For these are athletes who should not be talked about in the past tense and will certainly be great protagonists of this coming year. But having said, the feeling is that 2020 has drawn a line of separation between generations, not so much in terms of performance but in terms of status.

It is true that working in a foundry is definitely worse, but there is still great respect for all these athletes who at the end of the year have covered 40,000 km. So to do the math, if they were paddling at 40 km/h, it means 1000 hours on the bike divided by 5 hours a day means 200 km a day for 200 days. 

However it goes, it will be a rich and exciting 2021, starting with the World Cup final and, to follow, the world cyclocross championship where the muscles will burn just to stay an inch ahead of everyone.

Have fun